Sanità – Rocca: La centralità di Roma penalizza le province

Dario Facci
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(di Dario Facci) Finalmente qualcuno solleva il problema della Sanità romana, cioè quella della capitale d’Italia e dunque nazionale, pagata coi soldi della sola regione che la ospita.

Il tema, richiamato oggi per la riunione presso il Ministero dell’Economia annunciato dal presidente Rocca un mesetto fa, è tanto per cambiare quello delle coperture per il capitolo di spesa che, da solo, si mangia circa l’80 per cento delle finanze del Lazio. Una riunione che si è tenuta ma, a quanto pare, solo tra tecnici, e della quale si saprà un responso a tempo debito (si era ventilato addirittura un ritorno al commissariamento). Intorno ai debiti della Sanità, nei giorni scorsi, se ne sono dette tante. Il problema avanzato dal presidente Rocca (22 miliardi di debiti e un deficit previsto per l’anno in corso di circa 600 milioni) non è una passeggiata e si vedrà come la struttura e la politica riusciranno ad affrontarlo. Il discorso che ci interessa, in qualità di cittadini delle province, è quello ripreso dal presidente e che riguarda le maggiori difficoltà che la periferia della regione sconta soprattutto in materia sanitaria. Ci riferiamo alla riflessione di Rocca sulla centralità romana. Vuol dire che in una regione dove il capoluogo è anche la capitale della nazione, è difficile non pensare che qualcuno soffra molto di più che nelle altre regioni italiane. A Roma ci sono i policlinici, le cliniche universitarie, il numero più elevato di ospedali che vantino eccellenze. Un costo enorme che la nazione non può lasciare sulle spalle di una sola regione dove, ovviamente, ad essere penalizzate sono le province. Commissariamento o no, insomma, il piglio del Governatore che, com’è noto, di Sanità s’intende pare finalmente di ampia visione. Soprattutto di visione oltre le mura dell’impero, verso i ghetti suburbani dove viviamo noi.
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