(di Dario Facci) Insistono. La loro non è una nuova corrente del Pd, è l’anticorrente. Le parole d’ordine sono “appartenenza e comunità, identità e chiarezza della linea politica, ascolto della base e formazione di giovani e quadri”. Sono il comitato S.T.A.R.T. , cioè il circolo di volontari, iscritti e non iscritti al partito, che ha animato la campagna elettorale di Ellis Schlein. In sostanza quelli che hanno vinto il congresso.
Il fatto che abbiano riunito la loro prima assemblea nel piccolo cinema dietro la stazione ferroviaria di Frosinone, cioà nel circolo Teatro Arci, luogo abitato dagli spiriti delle sinistre extraparlamentari negli anni Settanta e primi Ottanta, poi, comunque, sempre delle ali più radicali e movimentiste della sinistra fa riflettere. L’incontro, fortemente voluto dai dirigenti del Pd eletti nella mozione Schlein: Danilo Grossi (direzione nazionale), Emanuela Piroli, Nazzareno Pilozzi e Umberto Zimarri (assemblea nazionale), a detta degli organizzatori, è servito a dare il via alla “nuova fase”, quella dell’impegno all’interno del Pd “non per costruire una nuova corrente – si legge in una nota – ma per superare guerre interne ed incrostazioni che ne hanno bloccato lo sviluppo, allontanando e stufando militanti ed elettori”. Il richiamo all’impegno nei circoli Un elemento che vale la pena di sottolineare, dunque, è il richiamo all’impegno all’interno dei circoli del Pd per propugnare la linea della Schlein: “non ci interessa il cambiamento nel partito come valore assoluto – spiega Zimarri – ma dobbiamo lavorare remando tutti dalla stessa parte per un miglioramento”. Un’azione che, in prima istanza, si concretizzerà con la redazione di un documento basato sui concetti di giustizia sociale e ambientale da portare in discussione e approvazione tra i militanti e gli amministratori del partito. Basta inciuci con le destre Azione sulle imminenti elezioni comunali dove nei centri al di sopra dei 15.000 abitanti il partito deve presentarsi con il proprio simbolo e la proprio lista. Solo in coalizioni di centrosinistra, senza diluirsi nel civismo e soprattutto senza neanche contatti con il centrodestra. La faccenda, come si comprenderà immediatamente, è molto interessante. Giusto ieri è stato registrato lo sfogo di un pezzo grosso del Pd romano come Morassut che ha lanciato l’appello ai più alti rappresentanti del partito nel Lazio affinché invertissero la rotta. Secondo Morassut in questa regione il vento del cambiamento che ha vinto il congresso non sarebbe mai arrivato. L’assemblea e l’azione che il comitato Start si è proposto fa pensare in effetti a un mondo altro rispetto a quello esistente, intento a penetrare, anzi a permeare una realtà completamente diversa e presumibilmente ostile al nuovo corso. Un fatto difficile da immaginare in un partito strutturato graniticamente come il Pd, che ha i suoi organi di governo e un percorso congressuale che non si esaurisce nella fase nazionale quando cambiano radicalmente i riferimenti. In un quadro di questo genere è difficile pensare al successo di un nuovo corso che si affidi solo al proselitismo. Viceversa è anche difficile pensare all’esistenza di un partito che abbia una dirigenza nazionale che non riesce a concretizzarsi in azione sui territori.
