“Il fondo taglia-tasse sarà rifinanziato”. Parola dell’assessore regionale al Bilancio, Giancarlo Righini, che dà l’annuncio a termine della riunione “bis” con le sigle sindacali le quali, a seguito dell’audizione in commissione Bilancio la scorsa settimana, avevano chiesto un ulteriore incontro con la Regione.
Righini, da parte sua, ha assicurato che: “Ringraziamo i rappresentanti dei lavoratori per la disponibilità dimostrata a concederci il tempo necessario per reperire le disponibilità economiche che serviranno a rifinanziare il fondo per la riduzione della pressione fiscale. Nel corso dell’incontro abbiamo ribadito che l’obiettivo di rifinanziare suddetto fondo, con una quota pari almeno ai 297 milioni stanziati nel 2022, è nell’agenda di questa amministrazione visto l’insostenibilità della pressione fiscale che ricordiamo era già al massimo da anni. È nostra intenzione, infine, verificare la tempistica di rifinanziare suddetto fondo che passa anche attraverso un confronto, già avviato, con il Governo nazionale”. La situazione comunque non è facile. Nel 2022, il governo regionale guidato da Nicola Zingaretti aveva approvato un’apposita legge per “mitigare” l’aumento delle tasse regionali sulle fasce di popolazione con meno reddito. Una misura necessaria a sterilizzare, tra l’altro, l’effetto dell’aumento dell’Irpef dell’1,60% deciso con la legge di bilancio per tutti gli scaglioni id reddito superiori al primo. Per far fronte alle misure di contenimento della pressione fiscale, l’anno scorso la Regione ha così istituito un apposito fondo chiamato “taglia-tasse”, con una dotazione di circa 300 milioni di euro, grazie ai quali è stato possibile non applicare l’aumento dell’1,60% dell’Irpef: 1) ai redditi fino a 35.000 euro (fino a 15.000 erano già esenti) così come era stato anche negli anni precedenti; 2) ai redditi delle famiglie fino a 50.000 euro ma con 3 o più figli a carico o anziani o portatori d’handicap in casa. Inoltre, era stato introdotto un “bonus energia” per contrastare il caro-bollette ed era stato abbattuto l’aumento dello 0,92% sull’Irap per alcune categorie di imprese. Nella bozza di bilancio “tecnico” varato dalla Giunta Rocca nei giorni scorsi, invece, il fondo taglia-tasse non è stato rifinanziato, con la conseguenza che l’aumento dell’1,60 per cento scatterebbe per tutti gli scaglioni Irpef superiori a 15.000 euro (che già pagano l’aliquota ordinaria dell’1,73 compreso il 0,50% connesso all’applicazione del piano di rientro in ambito sanitario) portando così l’imposta al massimo previsto dalla legge (3,33%). Il bilancio, tra l’altro, va approvato dal Consiglio entro il prossimo 31 marzo. Lo svuotamento del fondo è stata una prospettiva che è piaciuta poco ai sindacati, i quali nel 2022 avevano fatto di tutto per chiudere con Zingaretti l’accordo sul taglia-tasse. Il segretario della Uil del Lazio, Alberto Civica, commentando su Affaritaliani.it la situazione ha detto: “Se prima c’era una progressione dell’addizionale in base al reddito, ora è sparita. Il centrosinistra, invece di diminuirle tasse le sta aumentando, oltretutto penalizzando i ceti medio bassi, cioè coloro che sono nella fascia di reddito compresa tra i 15 mila e i 40 mila euro l’anno”. Civita ha fatto anche due conti e, se la Regione non deciderà davvero di rimpinguare il fondo taglia-tasse per alleggerire le aliquote a carico dei redditi più bassi, finirebbe così: “Chi guadagna sino a 15 mila euro l’anno non subisce effetti. Da 15 mila a 25 mila, l’aumento è di 160 euro; da 25 a 35 mila si pagheranno ogni anno 320 euro in più e da 35 a 40 mila ben 400 euro in più. A pagare di più sarà il 60% dei cittadini del Lazio”. Nulla cambia, invece, per chi dichiara più di 40mila euro. Su tutto, però, pesano i conti traballati della Regione ereditati da Rocca e subito denunciati pubblicamente: disavanzo sanitario non proprio sotto controllo (saranno 300 i milioni spesi in più a fine 2022 da Asl e Aziende ospedaliere del Lazio) e debiti nel complesso pari a 22 miliardi di euro. Insomma: casse lasciate vuote e cerino in mano al centrodestra, che ora deve vedere come fronteggiare l’emergenza senza azionare troppo la leva fiscale. Cesidio Vano
