La mostra è visitabile fino al 12 febbraio, tutti i giorni dalle 10 alle 13 al mattino e dalle 16 alle 19,30 il pomeriggio, nelle sue sedi, distanti solo poche centinaia di metri, degli Scolopi in piazza Santa Maria Maggiore e del Chiostro di San Francesco in piazza Regina Margherita.

Il maestro Adamo Dell’Orco, infatti, all’età di 73 anni, il prossimo 24 febbraio in Senato, riceverà il Premio alla Carriera Leone d’Oro per la Scultura come migliore scultore italiano del 2022. L’anteprima di questo premio è avvenuta lo scorso 28 gennaio ad Alatri, sua città natale, in occasione dell’inaugurazione della mostra personale ‘MetaMorfosi-Cambiamenti’, prima esposizione interamente dedicata allo sculture alatrense dopo trent’anni dalla prima del 1982. E’ stato proprio il Presidente del Leone D’Oro, Sileno Candelaresi, a consegnare la preziosissima statuetta all’artista ciociaro venendo di persona in città, dopo aver visitato nel tempo anche il suo umile laboratorio-casa e averlo invitato più volte ad esporre in diversi eventi e occasioni.
L’INCONTRO CON IL PATRON DEL LEONE D’ORO
“Ci conoscemmo i primi anni duemila- racconta Adamo Dell’Orco- a Roma presso il Teatro Olimpico, dove avevo curato le scenografie per il Premio Internazionale Pegaso al talento artistico. Candelaresi rimane colpito dalle mie creazioni e cominciò un’amicizia, basata sulla stima reciproca, che ancora dura negli anni; molte volte mi ha invitato ad eventi e a prestare le mie opere che, così, hanno avuto un gran riscontro anche fuori dal territorio dove vivo. Un giorno decisi con mia moglie che erano passati troppi anni dall’ultima mostra personale- continua Dell’Orco- così con mio nipote che si intende di tecnologie moderne, abbiamo girato un breve video su cinque o sei mie creazioni e lo abbiamo inviato a Candelaresi per un parere e lui mi ha subito spronato a proseguire. Fino a che, a ridosso della mostra, una volta che gli ho comunicato la data decisa per l’inaugurazione, mi chiama al telefono e mi chiede di sedermi. Non capivo cosa stesse accadendo ma poi realizzai che mi era stato conferito il Leone D’Oro alla carriera come migliore scultore italiano del 2022 e rimasi senza parole per giorni incredulo fino a che non l’ho visto presentarsi qui a consegnarmelo”.
LA MOSTRA PERSONALE
La mostra è semplice ma coinvolgente proprio perché a spiccare non è l’allestimento, lineare e moderno e prodotto in famiglia, soprattutto con sua moglie Maria, il nipote Elia e il regista Luca Fiorini, ma le sue opere che richiamano mondi onirici, mitologie del passato ma anche “mostri” futuribili, in un sapiente uso dei materiali, su tutti il legno (in particolare radici di ulivo) e il ferro, anche riutilizzati dopo il fine-vita degli stessi. Traspare in ogni opera la sua origine rurale, il legame forte con la terra e con la natura, che non lo ha mai abbandonato. Chi entra nella sede della mostra, che si divide tra la Chiesa degli Scolopi in piazza Santa Maria Maggiore e il Chiostro di San Francesco, noto per il celebre Cristo nel Labirinto, si trova davanti Adamo per la prima volta e non si rende neanche conto che si tratti del maestro che ha plasmato quelle meraviglie, tanta è la sua semplicità come persona e la modestia nella presenza e nel porsi. Dell’Orco, infatti, sembra ancora stupito del clamore che si è creato attorno a questa mostra e per il riconoscimento ricevuto che gli verrà consegnato ufficialmente il prossimo 24 febbraio in Senato a Roma.
GLI ESORDI NELLA BOTTEGA DEL NONNO
“Io sono sempre stato una persona umile. Da bambino usavo gli attrezzi di mio nonno che costruiva arche per il pane e facevo piccoli giocattoli per me e i miei amici dell’epoca, spade, carretti fino a 14 anni quando mi trasferii a Roma a fare il cameriere in un collegio legato al Vaticano nel periodo del Concilio Ecumenico. Nel turno di riposo avevo il tempo per mettermi a dipingere, soprattutto i panorami di Roma che vedevo dalla posizione privilegiata del mio alloggio e i cardinali che frequentavano quel collegio mi compravano le opere dandomi qualche dollaro, così potevo investire quelle piccole cifre per comprarmi pennelli, tele e quant’altro. Poi mi stancai della mancanza di prospettive e a 16 anni tornai ad Alatri. Qui feci tutti i lavori esistenti, imbianchino, carrozziere e chi più ne ha più ne metta, ma spesso passavo davanti la bottega del maestro Chicchino Sarandrea, uno sculture del legno e pittore già affermato, e spiando dalla finestra mi innamorai così tanto che cominciai anche io. Così nacque la mia passione per la scultura e la materia”. Passione che, poi, fu perfezionata con il diploma di Belle Arti all’Accademia di Frosinone nel corso 1982/1992.
L’UOMO DI ALTRI TEMPI
Quando ci congediamo dal maestro Dell’Orco, facciamo per scambiarci il contatto telefonico e lui, imbarazzato, tira fuori un vecchio telefonino dei primi anni duemila, forse anche precedente, che tiene legato con un elastico. Uno di quei cellulari che fanno solo chiamate e ci spiega che rifiuta di comprarne uno di ultima generazione per non cadere “lì dentro”, intendendo nel web e nel mondo dei social, “perché- dice- sennò poi lo so come finisce e non trovo più il tempo per fare nulla e per la mia arte, lo vedo con tutti gli altri che sono dipendenti da quell’aggeggio”. Un personaggio di altri tempi, inconsapevole di avere una dote unica, e che racconta le proprie opere con una sapienza e una profondità che contrasta in maniera eclatante con la sua immagine di nonnino semplice e modesto.
Andrea Tagliaferri