I sondaggi sono necessari al mondo politico ma non sufficienti a predire il futuro. Questa è una considerazione aurea, raccomandata dai più esperti, che va tenuta sempre bene in mente. Le previsioni però sono sempre stimolanti, almeno per i più curiosi, e la curiosità questa volta aumenta ogni giorno di più. Mi spiego.
Gli indicatori di questi giorni ci offrono una scena, punto più punto meno, alquanto delineata e concorde tra la maggior parte dei sondaggisti. Rocca tra il 34 e il 36%, D’Amato più o meno dieci punti sotto e la Bianchi che otterrebbe circa il 16% dei voti. Facendo un salto di cinque anni indietro, cosa recitavano i sondaggi intorno alla metà della campagna elettorale? Il 15 febbraio del 2018 (si votò il 4 marzo) Index Research dava il candidato del centrosinistra, Nicola Zingaretti al 37%, il candidato del centrodestra, Stefano Parisi al 27%, la candidata dei cinquestelle Roberta Lombardi al 25,5 e il civico di destra ex sindaco di Amatrice Pirozzi all’11%. In sostanza, almeno nelle due prime posizioni, una situazione invertita rispetto ad oggi con incredibile precisione. Circa dieci punti in percentuale di scarto con i ruoli invertiti tra il primo e il secondo. Cinquestelle sempre terzi ma con una percentuale di consensi molto maggiore di quella attuale. Ebbene come finirono quelle elezioni? Vinse il centrosinistra ma per un’incollatura. Questi i risultati: Zingaretti 32,9%, Stefano Parisi 31,2%. Il distacco tra i due candidati fu dell’1,7%. La considerazione che allora facemmo fu: i sondaggi sbagliavano a segnalare quei dieci punti di distacco oppure in sole due settimane Parisi fece quasi un miracolo (e io ai miracoli ci credo poco). Vero è che quelle elezioni videro anche l’exploit della Lega nelle Parlamentari e quindi il successo di Zingaretti fu considerato una specie d’opera d’arte perché in controtendenza e anche perché per la prima volta nel Lazio veniva confermata la gestione uscente. Facendo la tara su tutto, dunque (ed ecco perché la curiosità è tanta), i dieci punti di distacco tra Rocca e D’Amato saranno reali? L’assessore alla Sanità potrà fare un mezzo miracolo come Parisi cinque anni fa e magari viaggiare controtendenza come fece Zingaretti? Dario Facci
