Questa mattina l’Assemblea dei Sindaci della provincia di Frosinone ha approvato l’ennesimo aumento della tariffa idrica. Per meglio dire i sindaci della provincia di Frosinone sono stati costretti ad approvare l’ennesimo aumento.
Lo hanno dovuto fare per evitare che l’aggravio nelle già pesantissime bollette idriche fosse peggio, molto peggio. Il dibattito non c’è stato. Si è trattato di un susseguirsi di unanime manifestazione di disagio, dispiacere quando non, addirittura, indignazione. I sindaci, insomma, hanno votato un aumento che ritengono ingiusto, manifestando tutto il loro malcontento per un servizio che considerano insufficiente, per usare un eufemismo. La dinamica, purtroppo, è quella alla quale abbiamo assistito più volte nel corso degli anni. Ogni biennio ai gestori spetta una rivisitazione della tariffa. Come è già accaduto l’Assemblea dei Sindaci arriva a dover decidere quando i buoi sono già scappati dalla stalla, ovvero quando l’Arera, cioè l’autorità che si occupa anche di regolamentare il servizio idrico, la obbliga ad esprimersi per la decorrenza dei termini di tempo ampiamente superata e minaccia di approvare l’aumento proposto dal gestore, ovviamente il massimo consentito, cioè il 7,7%. Così i sindaci devono votare in fretta e furia una proposta al ribasso su quell’aumento e proporla all’Arera, un aumento inferiore ovviamente ma pur sempre un aumento. Si può capire come quegli amministratori non sappiano con che faccia presentarsi a una cittadinanza già esasperata dall’alto costo dell’acqua. Naturale che il nuovo presidente della Provincia, e dunque nuovo presidente dell’Assemblea dei Sindaci, Luca Di Stefano, si esprima come ha fatto, denunciando in sostanza un meccanismo da revisionare completamente. Di Stefano, appena arrivato alla guida della Provincia, si è trovato ad affrontare un’eredità molto scomoda e a gestire una patata bollente che non ha avuto modo di raffreddare. Per continuare con le figurazioni una frittata già fatta che non può essere che indigesta. Dario Facci
