Provinciali – L’arte del possibile per antonomasia

Dario Facci
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Otto von Bismarck scrisse che “la politica è l’arte del possibile”. Le elezioni provinciali di secondo livello si confermano il caso di scuola più adeguato per provare la concezione, geniale, di Otto von Bismarck: la politica è l’arte del possibile.

Occorre tanta esperienza, molte conoscenze, capacità di condividere interessi confessabili e non, per mettere insieme la rete di accordi che determina un successo tutto nelle mani di amministratori pubblici. Non era davvero facile vincere il massimo scranno di Palazzo Jacobucci nella situazione in cui si presentava, questa volta, il confronto. Tre candidati supportati da coalizioni variabili, pezzi di partiti, blocchi di interesse, ambizioni personali. L’enormità del grido di gioia dei sostenitori, che ha sottolineato la vittoria del sindaco di Sora, il giovane Luca Di Stefano, è la prova di quanto arduo sia stato costruire quel successo. Oltre allo scontato pathos che accompagna sempre un finale al cardiopalmo dell’ultimo voto. La soddisfazione fino alle lacrime della consigliera regionale Sara Battisti confessa quanto importante sia stato per la squadra di Francesco De Angelis conquistare questo risultato. Importante ben oltre le sorti di piazza Gramsci. Prezioso per la lotta di conferma di una rappresentanza alla Pisana. Non solo. De Angelis si giocava davvero molto in questa elezione nella quale aleggiava, dichiarata, l’ambizione del sindaco di Cassino, Enzo Salera, di scalare il partito. Allo stesso tempo era difficile non vedere nella lotta tra Di Stefano e il sindaco di Arce, Germani, anche una prova di forza del presidente della Provincia uscente, Antonio Pompeo, in lizza per un posto nel Consiglio Regionale del Lazio. A tal proposito ora gli occhi degli osservatori sono puntati proprio su Pompeo e sulla necessità di rassegnare ad horas le dimissioni da sindaco di Ferentino, un atto obbligatorio se vorrà candidarsi alla Regione. Per Di Stefano hanno certamente votato, oltre agli amministratori del Pd di cui sopra, anche cospicui pezzi di Forza Italia, di Azione, e molti “dissidenti” di altri partiti. Copioso anche il sostegno di area, cioè proveniente dal Sorano, territorio che ambisce a una rivalsa. Buona la performance dell’unico candidato del centrodestra in campo, cioè il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, che non ha avuto dalla sua il centrodestra ma solo brandelli di esso (Fratelli d’Italia era schierato con Germani. Forza Italia in ordine sparso) e che, nonostante ciò è poco sotto le trentamila preferenze. Semmai occorresse si potrebbe ripercorrere un adagio giunto ormai alla noia ma saggio: il centrodestra vince solo quando è unito. Di conseguenza, quando non lo è, fa dell’autolesionismo. Pensando a mente fredda al responso di queste elezioni Provinciali, probabilmente le ultime di secondo livello essendo già incardinato l’iter parlamentare per riportare questi enti alla dignità costituzionale, giova considerare quanto Bismarck, ai suoi tempi, non avrebbe mai potuto considerare l’interpretazione tafazzista del suo motto. Ai tempi nostri, guardando al centrodestra ciociaro (ma anche una certa sinistra) aggiungerebbe: “La politica è l’arte del possibile, senza esagerare”. Dario Facci
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