Cianfarani al max. Dalla Serie C alla Prima Categoria l’amore per quel pallone che rotola e resta intatto. Sora è la sua casa da sempre, dal campo alla vita privata con una splendida famiglia al seguito.
Tante le battaglie vissute da diretto protagonista. A cavallo tra gli anni novanta e il nuovo secolo il ragazzo che cantava e saltava in curva nord avrà poi l’onore di indossare i colori bianconeri. Dalle giovanili al Sora dei grandi il passo è breve. Il Maestro Claudio Di Pucchio lo lancia da titolare nel cuore di una difesa granitica composta dai vari Cavola, Ferretti e Terra. La trincea volsca esalta i dettami tattici pretesi dal condottiero in panchina.
La filastrocca bianconera è presto servita: Roca tra i pali, Di Fiordo e Cunti sugli esterni, Mortari, Battisti e Lucchini in mediana, Di Pietro alle spalle delle punte Campanile ed Erbini (o Semplice). Correva l’anno 2001 e lo spareggio finale contro il Catanzaro scriverà l’ultima pagina gioiosa del calcio professionistico nelle stanze dello Sferracavallo. Al culmine della doppia sfida, con il match di ritorno al Ceravolo vietato ai deboli di cuore, sarà Serie C1.
Oggi Cianfarani insegue ancora quella sfera magica nel campionato di Prima Categoria con la casacca del Principato di Colli. Queste le sue parole ai microfoni di TG24.info.
Non possiamo non chiederti del Sora. I bianconeri stanno dominando il torneo di Eccellenza. A questo punto sono maturi i tempi per il ritorno in D?
“Si, stanno dominando. E’ un Sora da record che sicuramente rimarrà negli annali del calcio bianconero. E’ sempre bello vedere il Sora vincere al di là della categoria. Piazza, tifosi e maglia sono pronti per la D e anche di più… la storia lo insegna. Complimenti a Presidente, staff, società e giocatori per quello che stanno dimostrando sul campo. Questo è il frutto di lavoro, sacrifici ed esperienza che fanno presagire di poter ambire a palcoscenici superiori”.
In maglia bianconera hai vissuto gli anni della Serie C. Raccontaci il momento più bello (o i momenti più belli) di quel periodo
“Sì, ho vissuto gli anni sugli spalti ammirando la favola del grande Sora del maestro Di Pucchio. Poi scendere dalle gradinate e passare dalle giovanili al professionismo è stato qualcosa di indescrivibile. Ogni momento è stato un piacere. Fare di una passione un lavoro già è il massimo. Poi poter allenarsi con staff preparati, giocare o scontrarsi con calciatori importanti, calcare campi come a Napoli il San Paolo di Maradona e tanti altri stadi è stato magnifico. I ricordi più belli sono legati alle vittorie dei campionati di Prima Categoria, Promozione e ancor prima di C2 (indimenticabili i play off di Campobasso e Catanzaro) ma anche le salvezze di Castel di Sangro e l’Aquila all’ultima giornata in C1. Un altro calcio, bei tempi!”.
Ora giochi con il Principato di Colli in Prima Categoria. La squadra ha le potenzialità per confermarsi al vertice fino al termine della stagione?
“Sì, il Principato di Colli è una bella realtà. Un ambiente sano che vive il calcio nel modo giusto, con intorno persone che lo fanno per vera passione. Il presidente Poce e mister Sperduti hanno costruito una squadra per far bene, giovane a parte me (ride). In questo torneo penso che ci siano più squadre in grado di poter ambire al vertice. Il campionato è lungo e a certi livelli di solito vince chi ha un gruppo fatto di uomini prima che di calciatori e alla lunga tiene un passo costante con la giusta mentalità”.
Domenica c’è la sfida con il Terra di Cicerone. Si prospetta una partita complicata?
“Sì quasi un derby, bello da giocare. Terra di Cicerone sta facendo bene e ha un gruppo importante. Sicuramente sarà una partita aperta a qualsiasi risultato e per questo fa piacere che ci siano sfide come questa”.
Condividi la passione per il calcio con un compagno di squadra come Celestino Tomaselli. Tra di voi c’è un rapporto di stima anche al di fuori del terreno di gioco?
“Con Celestino abbiamo condiviso più di qualche battaglia. C’è stima dentro e fuori dal rettangolo verde, ma l’importante è avere ancora la possibilità di poter vivere la passione su un campo da calcio… una delle sensazioni più belle al mondo. Molti ragazzi oggi danno per scontato tutto ciò e non lo vivono a pieno. Solo alla fine del viaggio purtroppo ti rendi conto di quanto sia stato bello il percorso!”.
Alessandro Iacobelli