(di Anna Ammanniti) Appuntamento con Pompeo Di Fazio autore del libro aboliamo la Juventus, intervistato per l’occasione da Valeriano Tasca, consigliere comunale e amico dello scrittore, nella incantevole location di Casa Barnekow.
“Aboliamo la Juventus” è un libro ironico, polemico, provocatorio, stile pamphlet, ma anche “coraggioso”. Contraddire l’opinione pubblica, andare contro corrente è sempre una scommessa e nel libro si “tocca” la Juventus, la squadra più amata dagli italiani. Il “temerario” autore non teme i giudizi e lancia il guanto di sfida che doveva essere raccolto con lo stesso senso di ironia, ma purtroppo si sa, fare ironia è un’arte e non è per tutti, in diverse occasioni è stato sommerso da insulti stile social e addirittura minacce. Scritto in un periodo particolare della sua vita, era il 2020 l’anno della pandemia e la nascita della sua primogenita Elisa. Da juventina non ho apprezzato il passaggio in cui nel libro si parla di abolire la Juve per avere una società migliore. Il calcio, lo sport generale è solo divertimento, un gioco. La gestione del sistema spetta esclusivamente alla politica. Durante l’incontro l’autore, una persona a modo, simpatica e ovviamente ironica, scrittore anche giornalista, impiegato nella pubblica amministrazione con la passione smisurata per il calcio e la politica, ha spiegato che il suo libro vuole essere un messaggio di speranza, uno spazio che induce a una profonda riflessione. La “scossa” inizia nell’estate del 2018 quando l’allora ministro Di Maio annuncia di aver abolito la povertà, da qui nasce il titolo del suo scritto. Pompeo ammette di non condividere l’estremismo, la politica ha i suoi strumenti per affrontare le diverse tematiche e vanno rispettati. Nello stesso periodo il Napoli (ebbene si l’autore è tifoso del Napoli e qualche sospetto lo avevamo) perde per l’ennesima volta la possibilità di vincere lo scudetto e indovinate contro chi? Nella sua mente inizia ad immaginare un mondo senza juventini e senza grillini. Il grande Boniperti che non ha sicuramente bisogno di presentazioni, affermava che “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta”, un messaggio forte, l’ambizione porta al miglioramento, porta a dare il massimo in ogni competizione della vita e il sistema Juventus è sicuramente un sistema da imitare, altro che abolire! “Aboliamo la Juventus” è l’occasione per parlare di giustizia, il desiderio di una rivoluzione delle coscienze. L’abilità dell’autore sta nell’attirare l’attenzione del pubblico con una provocazione, invitandolo ad una riflessione su temi importanti. Il suo scopo è andato a buon fine, immaginiamo se avesse intitolato il libro “Aboliamo il Brescia” (non me ne vogliano i tifosi del Brescia) non avrebbe sortito lo stesso effetto. L’autore definisce la Juventus come un patrimonio nazionale e ha ragione, come dargli torto? È la squadra più amata dagli italiani, ha dominato gli stadi italiani per largo e lungo, lasciando briciole agli avversari. Nel libro parla di un viaggio in una città immaginaria formata da diversi quartieri. Il pamphlet è un mezzo attraverso il quale sfogare il “rosicamento” con stile, su quelle pagine intitola i quartieri con i nomi di tutti i calciatori che hanno segnato alla Juventus nelle competizioni europee più importanti. Immagino il ghigno di soddisfazione disegnato sul suo volto mentre scrive quei nomi. Da queste città iniziano gli insegnamenti per sua figlia, una società giusta, immagina per lei, un mondo migliore. “Aboliamo la Juventus” è un libro di pura provocazione e all’autore auguriamo di cuore che la sua piccola Elisa da grande si fidanzi con uno juventino! Fino alla fine, giusto per non mollare mai e chissà forse quest’anno è anche l’anno del Napoli! Anna Ammanniti
