Paola, 23 anni. Professione? Personal trainer. Una vita dedicata allo sport e un sogno grande nel cassetto: contribuire a migliorare la vita di chi combatte contro un mostro chiamato cancro.
La storia di Paola è una storia di coraggio e determinazione, di amore per la vita e sacrificio. Un calvario poco diverso da quello di tante giovani donne che si trovano ad affrontare la malattia, ma di speciale c’è la voglia di farcela di una ‘ragazzina’ poco più che ventenne. Prima la danza, poi le arti marziali al fianco del maestro Nico, poi la Zumba e le lezioni private. Paola è una bambina cresciuta in palestra: tanto rigore, disciplina ma anche passione e grinta. Tra una lezione e l’altra, nella Nocs School di Monte San Giovanni Campano, si iscrive alla facoltà di Scienze Motorie dell’Università degli studi di Cassino. Paola studia e macina esami. Poi la scoperta, del tutto casuale, di un linfoma. Un nodulo all’altezza della gola, la prima ecografia rivela quello che i medici sospettavano: linfoma di Hodgkin. Sarà il dottore Fabio Rotondi, direttore del reparto di Chirurgia Generale ed Oncologica dell’ospedale Gemelli Molise SpA di Campobasso, ad operarla con successo. Il ciclo di otto chemio, i capelli lunghi e biondi che cadono: la paura prende il sopravvento. Siamo alla fine del primo lockdown: la terapia è faticosa e la parrucca sul comodino le ricorda ogni giorno il mostro arrivato a sconvolgere i migliori piani. Ma la voglia di vivere è più forte di tutto. Paola può contare sulla famiglia ma anche sui ragazzi della Nocs school. Riprende a studiare. Nonostante l’intervento e le chemio, conclude brillantemente tutti gli esami. Ormai la malattia è sconfitta, Paola ha vinto. Pochi giorni fa la laurea con una tesi brillante sul Qigong e Tai Chi come pratiche orientali per il benessere psicofisico dei malati oncologici durante e dopo la terapia. Arriverà anche la specialistica che inizierà in autunno. Intanto tra un controllo e l’altro, Paola continua la sua attività di personal trainer nella Nocs School che è ormai una seconda casa, sempre al fianco del maestro Nico. Quando ricorda quei giorni difficili ride, è il suo modo per esorcizzare quanto di terribile le è accaduto. Quella parrucca amata e odiata, che in certi giorni le dava la forza di guardarsi allo specchio, è ormai solo un ricordo. ‘L’ho donata ad un’associazione che raccoglie e distribuisce parrucche per le pazienti in cura – ci dice- continuerò a fare controlli ma intanto non vedo l’ora di riprendere a studiare’. AC
