Il professor Antonio Bolognese, docente onorario di Chirurgia Generale del dipartimento “Pietro Valdoni” presso l’Università La Sapienza di Roma, con il patrocinato dalla Omceo di Roma e provincia, ha costituito un gruppo di lavoro scientifico per approfondire e divulgare, ai fini della prevenzione, quali siano i danni causati dall’uso della cannabis e delle droghe in generale.
Lo studio intende dare una risposta, scientificamente motivata ma comprensibile e convincente, alla società civile ed a tutti coloro che hanno contatto con i giovani e possono, in diversi contesti ed occasioni, informare correttamente riguardo alla cannabis ed ai danni che essa provoca alla salute. «Riteniamo che la nostra società non è abbastanza consapevole dei rischi e dei pericoli relativi all’uso di queste sostanze, purtroppo diffusissime ma ritenute dai giovani innocue o addirittura rilassanti ed euforizzanti. La nostra proposta -fa sapere il vicepresidente Omceo Roma- è l’introduzione obbligatoria negli orari di scuola, dalle medie, dove il percorso è già estremamente diffuso, fino a tutte le superiori, di alcune ore di didattica per far capire ai ragazzi i gravissimi danni che le droghe possono determinare sul loro organismo». È necessario richiamare l’attenzione e la collaborazione in tal senso di famiglie, docenti, preparatori sportivi, educatori, gli stessi medici. Per favorire questa consapevolezza è stato formulato l’opuscolo “Cannabis, i falsi miti”, strutturato come un elenco di FAQ, per rendere la comunicazione semplice, efficace e comprensibile a tutti. «Il nostro obiettivo è fare sì che i ragazzi acquisiscano una corretta conoscenza sulla cannabis e della sua pericolosità in tutti gli aspetti della vita quotidiana -ha spiegato Angelo Fienga, ingegnere e data scientist- Oltre che in versione cartacea, produrremo l’opuscolo anche in formato digitale e sarà ospitato sul sito della Omceo Roma e Lazio. Stiamo anche pensando di trasformarlo in un decalogo da esporre nelle palestre, nei centri sportivi e da diffondere via social, con la modalità delle card e delle pillole di Instagram e TikTok». Per parlare direttamente ai ragazzi in un linguaggio che sia per loro comprensibile e d’impatto, l’attività del Gruppo di lavoro punterà anche a coinvolgere testimonial o influencer giovani. Un elemento sottolineato con grande preoccupazione dagli esperti del Gruppo di lavoro è l’età, sempre più precoce, di prima assunzione della cannabis da parte dei ragazzi, che fumano il primo spinello intorno agli 11-12 anni. Un esordio precoce può portare numerose gravi conseguenze tra cui, come ha spiegato Giuseppe Bersani, già professore ordinario di Psichiatria presso l’Università La Sapienza «Sono i disturbi psicotici e la vulnerabilità individuale. La cosa drammatica è che un disturbo psicotico, che esordisce indotto e stimolato dal consumo di cannabis, può cronicizzare e quindi non recedere, in molti casi, neanche dopo la sospensione del consumo di cannabis. Tra le conseguenze mentali a lungo termine, poi, c’è la “sindrome amotivazionale”, caratterizzata, più che dalla tristezza e dalla malinconia tipiche della depressione vera e propria, da uno stato di apatia, indifferenza, mancanza di motivazione, di interessi, di iniziativa. È strettamente intersecata col deficit cognitivo, con le difficoltà a studiare, a memorizzare. Ed ancora, i disturbi di memoria e della concentrazione, difficoltà nell’apprendimento verbale. Molti ragazzi che fumano cannabis iniziano prima ad andare male a scuola, poi abbandonano: moltissime interruzioni di studi sono legate al consumo di cannabis. I consumatori precoci si autodeterminano una ridotta capacità intellettiva per tutto il resto della vita. Non è un decadimento cognitivo -ha concluso Bersani- è una cognitività che non si sviluppa perché la cannabis interferisce con il processo evolutivo del cervello che è nel pieno durante l’età adolescenziale. Le opportunità cognitive che si perdono in adolescenza non si recuperano più». Sul tema della cannabis erroneamente ritenuta una “droga legerra” è intervenuto Ferdinando Nicoletti, professore ordinario di Neurofarmacologia presso l’Università La Sapienza, il quale ha sottolineato che «Non esiste droga né sostanza di abuso che crei un rischio tanto pregnante per la schizofrenia quanto la cannabis. I soggetti maggiormente a rischio sono i pre-adolescenti e gli adolescenti. Il trattamento della dipendenza da cannabis si articola su tre interventi: farmaco-terapia dei disturbi mentali individuali, riabilitazione cognitiva, supporto psicosociale. Più precoce è l’intervento tanto più efficace è il risultato del trattamento. Ma, tenuto conto che la cannabis agisce sul lungo periodo, è molto importante agire sulla prevenzione». Il direttore dell’Osservatorio sulle dipendenze e psichiatria della Asl Roma 2, Alessandro Vento, ha posto infine l’accento sull’importanza di far comprendere a tutti, giovani e adulti, che la cannabis venduta oggi non è uguale a quella degli anni ’70, in termini di concentrazione di principi attivi, di potenza e di pericolosità.
