IL FATTO – Giovanni Falcone “Gli uomini passano, le idee restano”

Anna Ammanniti
4 MIn Lettura
(di Anna Ammanniti) Si chiamava Giovanni Falcone, era un giudice e aveva scelto di non abbassare lo sguardo davanti alla mafia.

Giovanni Falcone aveva scelto di guardare la mafia dritto negli occhi e di combatterla, a fatti ma anche a parole. Le frasi celebri del magistrato ucciso nella strage di Capaci il 23 maggio 1992 entrano nell’anima e riecheggiano con forza, donando una speranza, che l’Italia e il mondo possa liberarsi dalla mafia e dagli atteggiamenti mafiosi. Ogni giorno abbiamo di fronte esempi di cosa sia legale e cosa non lo sia. Ogni giorno quando giriamo la faccia dall’altra parte davanti un abuso edilizio, a un voto di scambio, alla corruzione, al “bullismo” tra adulti, alla prevaricazione in ogni ambito sociale, siamo complici di un sistema mafioso e ogni volta che facciamo finta di niente, facciamo torto a chi ha creduto a un mondo migliore e più giusto per tutti, più pulito, più legale. È bene ricordare che laddove vige la legalità le opportunità ci sono per tutti, il mondo è più equo e più affidabile. Leggere le parole di chi ha speso la sua vita contro la mafia, aiuta a non girarsi dall’altra parte. “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.” “Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare, ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare”. “La mafia, lo ripeto ancora una volta, non è un cancro proliferato per caso su un tessuto sano. Vive in perfetta simbiosi con la miriade di protettori, complici, informatori, debitori di ogni tipo, grandi e piccoli maestri cantori, gente intimidita o ricattata che appartiene a tutti gli strati della società. Questo è il terreno di coltura di Cosa Nostra con tutto quello che comporta di implicazioni dirette o indirette, consapevoli o no, volontarie o obbligate, che spesso godono del consenso della popolazione”. “L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio, è incoscienza”. “È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso” “Confondi indipendenza con arbitrio, è questo il problema: chi è indipendente deve sempre rispondere. [l’avvocato Alfredo Galasso: «I magistrati no.»] Ah no? Come no? C’è una bellissima legge sulla responsabilità civile e dici no?” “La mafia già da molto tempo funge da modello per la criminalità organizzata. Ne consegue che questa sostanziale unitarietà del modello organizzativo consente di utilizzare il termine mafia in senso ampio per tutte le più importanti organizzazioni criminali”. “Orlando ormai ha bisogno della ‘temperatur’ sempre più alta. Sarà costretto a spararla ogni giorno più grossa. Per ottenere questo risultato, lui e i suoi amici, sono pronti a tutto, anche a passare sui cadaveri dei loro genitori” Oggi, sono trent’anni anni dalla morte del giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e i tre agenti di scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. Alla domanda di un giornalista: “Ma chi glielo fa fare?” Il giudice Falcone rispose: “Soltanto lo spirito di servizio”. Le parole lasciano il segno, parola di giornalista. Anna Ammanniti  
Condividi questo articolo
Nessun commento