Valle del Sacco – Sin, l’Ordine degli Architetti e l’Ordine dei Chimici e Fisici chiedono la deperimetrazione

Irene Mizzoni
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L’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Frosinone e l’Ordine dei Chimici e dei Fisici di Lazio, Umbria, Abruzzo e Molise riguardo il Bacino del Fiume Sacco, chiedono che sia subito fatta la deperimetrazione dell’area per attrarre investimenti. “Chi non agisce diventa complice e danneggia i cittadini. Il governo, se vuol bene al territorio, convochi un tavolo tecnico.”

Di seguito la nota stampa dei professionisti: “Fare presto. Il tempo è scaduto. La deperimetrazione del SIN “Bacino del Fiume Sacco” non è più rinviabile, pena la marginalizzazione di questo territorio che ha bisogno di essere bonificato e reso produttivo subito”. Ad affermarlo L’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Frosinone, insieme all’Ordine dei Chimici e dei Fisici di Lazio, Umbria, Abruzzo e Molise che si dichiarano “pronti a dare il loro contributo operativo per mettere in atto un progetto di caratterizzazione ed eventuale bonifica per macro-aree omogenee. Unica soluzione per poter garantire l’affrancazione di aree vaste dalla perimetrazione SIN nel rispetto della salute”. E oltre alle idee esiste anche il progetto che è stato presentato nell’ambito del Convegno “PNRR – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza; un territorio ricco e complesso chiamato a fare sistema – progettualità condivise. E’ il momento di agire. Se si perde il treno del PNRR per questo territorio non ci saranno altre opportunità. E troppi anni sono passati dal novembre del 2016 quando con un Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare definì la perimetrazione del Bacino del Fiume Sacco. Intanto le aziende scappano via e si perdono centinaia di posti di lavoro. Una volta tanto, il Governo nazionale, convochi un tavolo tecnico con la partecipazione dei Comuni, della Provincia, della Regione Lazio e delle associazioni e i professionisti che operano sul territorio e che conoscono le problematiche che stanno bloccando il recupero di questo bacino altamente inquinato e le possibili vie di sviluppo che sono le sole che possono attrarre multinazionali e grandi gruppi industriali e garantire nuova occupazione. Per chi volesse approfondire… Ricordiamo che allo stato attuale, i proprietari dei lotti interni al SIN, nel momento in cui richiedono un titolo abilitativo per interventi edilizi, hanno l’obbligo ex lege di dimostrare la salubrità dei propri terreni ed eventualmente procedere alla bonifica. Il caso limite di un ampliamento del 20% della SU di un edificio esistente di 100 m2, ricadente in un lotto di 500 m2. , intervento ammissibile con la L.R. 7/2017 (Legge Regionale sulla Rigenerazione Urbana), comporta l’analisi del set completo di analiti di cui all’Allegato 5 della Parte IV del D.Lgs. 152/2006, Tabella 1, Colonna A “Siti di uso Verde pubblico, privato e residenziale”, con una spesa a carico della singola unità catastale di 16700,00 €, alla quale vanno aggiunte le spese per l’esecuzione dei carotaggi, l’installazione dei piezometri e la validazione delle prove da parte di ARPA. Procedendo in alternativa attraverso la perimetrazione di un’area omogenea dell’estensione di 600 ha (6000000 m2), con 2000 unità catastali, l’analisi del set completo di analiti di cui all’Allegato 5 della Parte IV del D.Lgs. 152/2006, Tabella 1, Colonna A “Siti di uso Verde pubblico, privato e residenziale”, comporta una spesa di 3432000,00 €, alla quale vanno aggiunte le spese per l’esecuzione dei carotaggi, l’installazione dei piezometri e la validazione delle prove da parte di ARPA. Ma divisa per il numero di unità catastali l’incidenza è pari a: 3432000,00 € / 2000 uc= 1716,00 €/uc. È evidente che una procedura su aree vaste, limita l’incidenza delle spese a carico degli intestatari del titolo di possesso, nel rispetto tra l’altro dello spirito normativo che più volte richiama il criterio di economicità degli interventi (Cfr. art. 178; D.lgs 152/2006). Nel caso di successiva bonifica rende altresì l’intervento proficuo: la bonifica del singolo lotto non è risolutiva se intorno continuo ad avere aree inquinate. Per attuare una procedura di caratterizzazione attraverso la perimetrazione di macro-aree omogenee e poter garantire il coordinamento nelle fasi burocratiche e di intervento è necessario istituire dei consorzi. Ma il SIN “bacino del Fiume Sacco” tra Colleferro e Ceccano è all’interno del Consorzio di Bonifica Sud Anagni, e nel tratto Ceccano-Ceprano è contenuto nella perimetrazione del Consorzio di Bonifica Valle del Liri. I due consorzi di bonifica sono enti di diritto pubblico economico costituiti rispettivamente con DPR 1107/IV del 1957 e DPR 1288 del 1950. Tra le funzioni che esplicano, all’art. 2, punto a) dello Statuto si legge testualmente: “(…) assicurare la sua partecipazione all’elaborazione di piani territoriali ed urbanistici nonché dei piani e programmi di difesa dell’ambiente contro gli inquinamenti”. Pertanto si potrebbe valutare la possibilità di coinvolgere tali organismi, dotati già di una struttura amministrativa sul territorio, come supporto giuridico al progetto, e lasciare agli Ordini e Collegi Professionali le competenze tecniche. Se poi il progetto venisse inserito in un bando finanziabile con il PNRR, agli intestatari del titolo di possesso non costerebbe nulla!” Anna Ammanniti    
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