Morti sul Lavoro: il 2023 annus horribilis! Lazio in zona ‘gialla’ con 45 decessi in 9 mesi. Bene Frosinone, male Rieti

Cesidio Vano
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(di Cesidio Vano) Morti sul lavoro, il 2023 è un anno nero. Allo scorso 30 settembre, le vittime erano 761. Le proiezioni dei dati dicono che, entro la fine dell’anno, potranno essere raggiunti i 1.000 decessi: in pratica 3 morti al giorno.

Il Lazio è in zona ‘gialla’ – in un ‘triage’ che per gravità decrescente va da rosso, ad arancione, a giallo, a bianco – con 45 decessi nei primi nove mesi dell’anno. È Roma a guidare la classifica delle province laziali per numero di decessi sul lavoro con 29 morti in 9 mesi; seguita da Latina con 6 morti; Viterbo con 4; quindi Rieti e Frosinone ognuna con 3 decessi. In base al rapporto con la popolazione occupata (il cosiddetto indice di incidenza) è stata anche redatta una classifica delle province italiane per morti sul lavoro. Se, infatti, i decessi nelle singole province vengono confrontati con il numero delle persone che lì lavorano, i 29 morti nella Città metropolitana della Capitale ‘premiano’ Roma, che risulta ‘solo’ all’82° posto su 102 province esaminate; i 3 morti di Rieti, invece, ‘pesano’ moltissimo rispetto al numero più contenuto di occupati e assegnano al Reatino il 12° posto in classifica; i 3 morti di Frosinone valgono il 76° posto; i 4 di Viterbo il 32°; i 6 di Latina il 48°. I numeri li ha forniti l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering che segnala anche come siano in crescita, seppur minima, gli infortuni mortali registrati in occasione di lavoro (+3,3% rispetto allo stesso periodo del 2022) passati da 574 a 593; diminuiscono invece gli infortuni mortali in itinere: sono 168 nel 2023 contro i 216 del 2022. A destare forte preoccupazione sono poi gli indicatori dell’insicurezza dei lavoratori giovanissimi e degli stranieri: con un’incidenza di mortalità, per queste due categorie, ben sopra la media. Sono scese invece del 20% (rispetto a settembre 2022) le denunce di infortunio totali: “un decremento significativo – dicono dall’Osservatorio -. Ma ricordiamo che gli “infortuni per Covid” lo scorso anno erano ancora numerosi. Dunque, la vera causa del decremento è la conclusione dell’emergenza sanitaria e non una maggior sicurezza sui luoghi di lavoro”. L’attività manifatturiera resta il settore più colpito dagli infortuni (54.444). Su base regionale, sul podio dell’insicurezza in zona rossa, secondo la mappatura dell’osservatorio, ci sono: Molise, Umbria, Abruzzo, Puglia e Campania. Questa la ‘mappatura’ per regione del rischio di morte sul lavoro: in zona rossa, nei primi nove mesi del 2023, con un’incidenza superiore al 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 25,7 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) ci sono: Molise, Umbria, Abruzzo, Puglia e Campania; in zona arancione: Calabria, Friuli Venezia Giulia, Sicilia, Piemonte, Marche, Basilicata e Trentino Alto Adige; in zona gialla: Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Lombardia, Sardegna, Lazio; in zona bianca: Valle D’Aosta e Toscana. Lo studio dei dati da parte dell’Osservatorio mestrino fa emergere le maggiori fragilità della sicurezza nel Paese attraverso le incidenze di mortalità: giovanissimi, anziani e stranieri. Per chi ha un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, infatti, il rischio di morire sul lavoro è ben superiore rispetto ai colleghi che hanno un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (21,8 infortuni mortali ogni milione di occupati contro 13,7). Un dato, quest’ultimo che risulta essere ancor più preoccupante tra i lavoratori più anziani; e infatti l’incidenza più elevata si registra proprio nella fascia dei lavoratori ultrasessantacinquenni (97,5), seguita dalla fascia di lavoratori compresi tra i 55 e i 64 anni (44,1). Intanto anche gli stranieri deceduti in occasione di lavoro da gennaio a settembre, sono 113 su 593 (1 su 5). Con un rischio di morte sul lavoro che risulta essere praticamente doppio rispetto agli italiani: gli stranieri, infatti, registrano 47,6 morti ogni milione di occupati, contro i 23,2 italiani che perdono la vita durante il lavoro ogni milione di occupati.
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