Conclusasi la 41esima edizione del Certamen Ciceronianum Arpinas, l’avv. Niccolò Casinelli, con delega alla Cultura per il Comune di Arpino e presidente del Centro Studi Umanistici “Marco Tullio Cicerone”, stila un bilancio della manifestazione, correlato dai ringraziamenti per quanti hanno contribuito alla realizzazione dello straordinario evento culturale.
«Non mi riferisco soltanto alle Autorità, agli sponsor, alla stampa, ai fornitori e a tutti coloro che, a vario titolo, hanno contribuito alla riuscita della manifestazione, cui comunque va il sentito ringraziamento del Centro Studi Umanistici “Marco Tullio Cicerone” e della Città di Arpino.
Mi riferisco stavolta all’anima del Certamen, che ha teste, volti, cuori, nomi e cognomi di cui va fatta menzione, a cominciare dal Presidente Onorario del Centro Studi, il Prof. Enrico Quadrini, figlio dell’ideatore del Certamen, del compianto Ugo, alla nostra responsabile organizzativa, Franca Sacchetti e al nostro cerimoniere, Domenico Rea.
Enrico, Franca e Domenico hanno trascorso gli ultimi sei mesi a lavorare senza sosta per il Certamen – gli ultimi due con cadenza quotidiana – fornendo preziosi consigli a chi doveva prendere delle decisioni, risolvendo autonomamente gli innumerevoli problemi che via via emergevano, mettendosi addirittura a disposizione quando c’era da eseguire. L’intera comunità del Certamen vi deve molto.
Meritano poi menzione Stefano Capuano e Chiara Quadrini, l’uno per il sostegno che non fa mai mancare al netto degli impegni lavorativi, l’altra per il costante aggiornarmento social.
Fondamentale pressoché unico il contributo di Luciano Rea e della Pro Loco Arpino: non è una novità e non devo certo essere io a ricordare quanto fondamentale sia il suo ruolo per il movimento culturale e turistico della Città di Arpino.
Un ringraziamento speciale va poi a Barbara Rea ed Eleonora Paniccia, coordinate dai veterani Gianluca Gabriele e, soprattutto, Cristiano Sciucca, che hanno accolto e accompagnato studenti docenti dall’arrivo di giovedì fino alla partenza di ieri: è grazie a voi che tutto il mondo ci riconosce grande capacità di accoglienza e ospitalità.
Grazie anche a Marco Iafrate; tra Marco e il Certamen corre un legame di tale un’intimità tale che solo chi lo ha visto all’opera può capire.
Ancora, un ringraziamento va anche agli operai comunali e a Francesco Iorio per aver allestito un palco degno di ciò che questo Certamen ha rappresentato per la Città di Arpino.
Non meno importanti i ragazzi dell’IIS “Tulliano”, che, con il contributo della Dirigente Scolastica Paola Materiale e dei docenti che hanno prestato assistenza nel corso della prova e che hanno contribuito alla buona riuscita dell’iniziativa “Prefettare la Pace”, sono tornati a sentire il Certamen come patrimonio di loro pertinenza onorando come non mai questa edizione della ripartenza.
Da ultimo, ma certamente non in ordine di importanza, devo ringraziare la Comissione Giudicatrice per il grande lavoro svolto in entrambe le fasi di questo Certamen, sotto la guida del Presidente, Prof. Paolo De Paolis e con i contributo, tra gli altri onorevoli commissari, del Presidente onorario, Prof. Filippo Materiale.
Quando al significato dell’edizione 2022, dedico a chi ha voglia e pazienza di dilungarsi nella lettura le parole che ho speso ieri nel corso della cerimonia.
Quanto a noi, già da ieri pomeriggio, abbiamo preso a lavorare per l’edizione 2023.
“Voglio rivolgere alle Autorità intervenute, ai partecipanti alla quarantunesima edizione del Certamen Ciceronianum Arpinas, ai docenti accompagnatori, ai ragazzi del Liveo Classico “Torquato Tasso” di Roma, qui ad Arpino per un viaggio di istruzione a diretto contatto con la cultura europea, e a tutti Voi che oggi onorate questa Piazza della Vostra presenza il saluto cordiale del Centro Studi Umanistici “Marco Tullio Cicerone”.
Era il giorno 8 marzo del 2020, la vigilia di una data che difficilmente dimenticheremo; un Consiglio di Amministrazione, convocato d’urgenza per decidere in merito all’opportunità di mandare in scena quella che sarebbe stata la quarantesima edizione del Certamen ciceroniano, si espresse, unanime, su un rinvio carico di dolore e di angoscia.
Per la prima volta dopo trentanove anni il Certamen Ciceronianum abdicò; lo scorrere dei giorni, il susseguirsi dei fatti di cronaca sanitaria che hanno scandito la primavera del 2020, il rinvio di altre manifestazioni di respiro internazionale, mentre contribuivano a fornire la misura di cosa stava accadendo e contestualizzavano il momento più amaro che un’intera generazione abbia potuto vivere, rendevano giustizia a quella decisione: non vi erano le condizioni per richiamare ad Arpino i giovani eredi del più illustre dei nostri concittadini.
Già all’inizio dei due lustri che ci siamo appena gettati alle spalle, il Certamen Ciceronianum aveva dovuto superare le severe congiunture dell’austerità finanziaria e della crisi della cultura classica; tuttavia, proprio nel 2019, anno dell’ultima edizione in presenza, in questa Piazza stavamo raccontando di un Certamen che aveva ripreso a crescere, pronto a tornare ad illuminare il panorama della classicità contemporanea, quella che si mette al servizio delle scienze umanistiche, le informa di sé e ne migliora la fruizione.
Il colpo inferto dall’incedere dell’emergenza epidemiologica, il secondo dunque, a distanza di pochi anni, ha rischiato di travolgere il Certamen Ciceronianum e tutto il portato dei valori, dei benefit, delle eredità e, perché no, delle emozioni che esso è in grado di sprigionare.
È proprio nella consapevolezza di correre questo rischio che il Centro Studi Umanistici ha mostrato una singolare lucidità di governance e una formidabile capacità di plasmare la manifestazione sulle contingenze del momento: tempori serviendum est, bisogna essere servi delle circostanze, avrebbe ricordato Marco Tullio Cicerone se fosse intervenuto in quelle assemblee.
Mi riferisco alla passata edizione, svoltasi per la quasi totalità da remoto, online, in un affascinante incontro tra la classicità dei contenuti e la modernità dei contenitori. Il Certamen ciceroniano è così riuscito a marcare brillantemente l’anno 2021, e ciò grazie alla spinta di almeno due vettori di cui non posso mancare di far menzione:
In primo luogo, la fiducia che il Consiglio di Amministrazione ha riposto in quella che ho raccontato per un verso come una follia, per altro verso come un’impellente necessità: a qualunque costo. In un momento di così deprimente sfilacciamento delle relazioni interpersonali incontrare la fiducia, in primis, del Sindaco di Arpino Renato Rea e, quindi, dell’intero Consiglio di Amministrazione, è un autentico privilegio di cui mi onoro.
In secondo luogo, la straordinaria capacità del Certamen ad essere declinato in senso universale; la manifestazione è nata ed è stata coltivata con i crismi dell’universalità, e la sua capacità di resistere agli urti, la sua resilienza, è figlia non solo del lavoro instancabile dei suoi custodi, ma del suo intrinseco modo di essere.
Alla vigilia dell’edizione di cui oggi celebriamo le battute finali, il Consiglio di Amministrazione ha nuovamente dovuto affrontare le limitazioni e i condizionamenti di un’emergenza sanitaria che stenta a tramontare. Avevamo la necessità di monitorare e contenere il numero dei partecipanti, ma dovevamo consegnare la scelta al più democratico e culturalmente onorevole dei criteri selettivi. Abbiamo così organizzato – con il contributo della AICC, della CUSL, della SIAC – un nuovo corso di Alta Formazione “Un approccio a Ci erone, oratore, filosofo, poeta”, al termine del quale si è tenuta una prova di traduzione diretta ad individuare gli studenti da ospitare ad Arpino.
L’obiettivo di salvare il Certamen è stato pienamente centrato, ma oggi siamo qui a celebrare queste ragazze e questi ragazzi non dobbiamo dimenticare che vi è una nutrita schiera di giovani che avrebbe voluto prender parte all’edizione 2020, vi è un altrettanto nutrito gruppo di ragazzi che si sono dovuti accontentare di svolgere da remoto le due fasi dello scorso anno, e da ultimo, vi sono gli esclusi di questa quarantunesima edizione. A Voi va il pensiero di questa Piazza, poiché se è vero che il Certamen non è solo traduzione dal latino di un passo di Cicerone, ma è incontro, solidarietà, integrazione, scambio, allora non possiamo non scusarci con Voi per non aver fatto di più, con il concorso di un destino avverso, affinché tutto ciò potesse materializzarsi.
Oggi però Piazza Municipio è Vostra, avete portato l’Europa ad Arpino e portato Arpino in Europa, a dimostrazione della formidabile capacità della cultura di generare ponti di integrazione e di solidarietà, anche nel bel mezzo di una pandemia mondiale e di un conflitto sanguinoso che sta mettendo a rischio i capisaldi del diritto internazionale e della democrazia.
Il Centro Studi Umanistici continuerà ad adoperarsi nell’opera di promozione e di diffusione del pensiero ciceroniano, una missione che persegue da oltre quarant’anni e che mette Arpino al centro di un movimento culturale non solo locale ma di respiro autenticamente europeo”».
