Dopo numerose ricerche scientifiche è possibile affermare che il cervello di una persona “altamente sensibile” funziona in modo diverso rispetto al cervello degli individui “normosensibili”. Lo spiega magnificamente la dottoressa Ana Maria Sepe, psicologa e fondatrice della rivista Psicoasvisor
“Un quinto della popolazione è altamente sensibile, ma è probabile che non sappia di esserlo. In parte questo è dovuto alla genetica. Molti geni determinano se qualcuno è altamente sensibile o meno, e tutti hanno a che fare con neurotrasmettitori e cervello, emozioni e umore.” La dottoressa Sepe precisa che l’ipersensibilità è anche il prodotto di un certo tipo di educazione e formazione. Il gene principale che rende altamente sensibile, rende anche molto più ricettivo alle influenze ambientali, specialmente nell’infanzia. “In altre parole, l’educazione svolge un ruolo ancora più importante nel plasmare le persone altamente sensibili di quanto non faccia per la maggior parte degli altri. Quindi cosa rende il cervello e il sistema nervoso di una Persona Altamente Sensibile diverso?” L’alta sensibilità non è una condizione anomala o patologica. Parliamo di persone che osservano tutto, riflettono, collegano alle esperienze passate ed elaborano maggiormente ogni evento. Come hanno dimostrato le neuroscienze la persona altamente sensibile usa più degli altri, nella processazione delle informazioni, centri cerebrali “profondi” come l’insula. Presta maggiore attenzione a ogni dettaglio e si stanca prima, tende a evitare situazioni che reputa snervanti e per questo magari viene definita sociopatica. Sono soggetti che mostrano maggiore attività dei neuroni specchio, mostrano sensibilità ai dettagli esterni come luci, colori e rumori ma anche a quelli interni, ovvero ai vissuti dell’esperienza personale e altrui, magari con riferimento a giudizi subiti da bambini (Non fare i capricci, sei una frignona!) La dottoressa Sepe osserva che è ancora in uso il pregiudizio che essere sensibili significhi essere timidi, introversi, strani, deboli se non “sbagliati” ma l’ipersensibilità è un tratto che può essere valorizzato appieno, limandone i punti più spigolosi. Gli studi genetici, neuroscientifici ed evoluzionistici, confermano alcune caratteristiche che sono frutto dell’interazione tra ambiente e genetica, che includono l’iperattivazione neurologica e l’ipoattivazione, ossia l’over arousal e l’under arousal. L’iperattivazione neurologica è dovuta a una sovrastimolazione da parte dell’ambiente. L’origine di tutto sta in un peculiare funzionamento cerebrale. Se il cervello della maggior parte delle persone, in presenza di un eccesso di stimoli, effettua spontaneamente una selezione in base alle priorità, quello degli ipersensibili è invece come una sorta di radar, che processa tutte le sollecitazioni contemporaneamente. L’ipoattivazione è l’inibizione per scarsità di stimoli sufficienti ad arrivare ad una soglia adeguata. Infatti al contrario, quando le sollecitazioni sono scarse e poco interessanti, può subentrare una fase di ipoattivazione con conseguenti insofferenza e noia. Ci sono altri meccanismi cerebrali, evidenziati nel corso di varie ricerche condotte con la risonanza magnetica funzionale, un esame strumentale che permette di “vedere” quali zone del cervello si attivano in determinate situazioni, che meritano di essere sottolineati. Negli altamente sensibili l’amigdala, la piccola struttura ovoidale al centro del cervello che costituisce la “centralina delle emozioni”, registra un funzionamento più alto della media. Ecco perché le reazioni emotive, come tristezza, rabbia, paura, ma anche la gioia, sono particolarmente intense, generando uno spiacevole senso di sopraffazione. I neuroni specchio poi svolgono un ruolo importante nel cervello degli Altamente Sensibili. Queste cellule cerebrali confrontano il comportamento dell’altra persona con le volte in cui tu stesso ti sei comportato in quel modo, “rispecchiandolo” in modo efficace per capire cosa sta succedendo per loro. Questo è un lavoro importante per molte ragioni, ma una delle cose che fa nell’uomo è permetterci di provare empatia e compassione per gli altri. Quando riconosciamo il dolore (o la gioia) che qualcuno sta attraversando e ci relazioniamo ad esso, a causa di questo sistema. Più attività dei neuroni specchio significa una persona più empatica. Gli Altamente Sensibili non hanno necessariamente più neuroni specchio di altri, ma i loro sistemi di neuroni specchio sono più attivi. Nel 2014 la ricerca di imaging cerebrale funzionale ha scoperto che queste persone avevano livelli di attività costantemente più alti nelle parti chiave del cervello legate all’elaborazione sociale ed emotiva. La dottoressa Sepe spiega che essere ipersensibile presenta “vantaggi che riguardano la profondità di elaborazione dei problemi, la predisposizione a trovare molteplici soluzioni creative e a percepire i dettagli delle relazioni sociali, la capacità di empatia e di mediazione tra le persone, la profondità nel percepire gli aspetti positivi dell’esistenza, nel cogliere i dettagli, nel trarre maggiore giovamento e apprendimento dalle esperienze. E gli svantaggi? Le persone altamente sensibili risultano svantaggiate in una cultura che non valorizza la sensibilità, che esalta le stimolazioni forti, l’aggressività, che premia la velocità. I possibili svantaggi riguardano pertanto la sensazione di sentirsi” sopraffatti dal mondo”, dalle persone intorno, dagli eventi, la suscettibilità emotiva, l’affaticamento da eccessiva stimolazione, la necessità di tempi di recupero, la difficoltà a gestire i propri limiti e confini rispetto agli altri, la necessità di regolare la capacità di empatia.” In pratica, chi è ipersensibile dovrebbe imparare una quotidiana “igiene del mondo interiore” per garantirsi stabilità e serenità: riconoscere la pressione delle emozioni; rinsaldare i confini; valutare la presenza di pensieri parassiti ed energivori; spazzare fuori i giudizi su se stessi; ricaricarsi con momenti di solitudine e silenzio; bilanciare corpo e mente; focalizzare l’attenzione; usare bene l’empatia; regolare il ritmo di funzionamento interno (accelerato o rallentato o equilibrato); tenere sotto osservazione le situazioni che rischiano di diventare stressanti. Ricorda sempre… “La tua grande sensibilità ti consente di vedere tutti i colori della vita, di sentirti più vicino alle persone e arrivare dove altri non riescono. É una caratteristica che ti rende unico e della quale essere orgoglioso.” Anna Ammanniti
