Basta fare un giro tra i supermercati per constatare l’evidente impennata dei prezzi sui prodotti di quotidiano impiego.
Dopo i rincari di inizio anno dovuti all’aumento delle utenze, adesso è la guerra tra Russia ed Ucraina a “giustificare” questo ulteriore rialzo dei costi sulla spesa giornaliera. Abbiamo fatto un sopralluogo nei negozi di alimentari del comprensorio, tra Sora, Isola del Liri ed Atina, catene per la grande distribuzione che trattano merce di largo consumo: oltre a diversi scaffali “poveri” o sprovvisti del prodotto indicato, in particolar modo pasta, farina, olio di girasoli, lievito di birra, nonostante le limitazioni nell’accampamento, è lampante l’aumento dei prezzi su determinati alimenti che caratterizzano il nostro uso abituale: la pasta di filiera da 0,39 a 0,59; l’olio di girasole da 1,49 a 1,99; il latte UHT da 0,69 a 0,89…per citarne alcuni. Addirittura qualche supermercato ha bloccato le offerte contemplate dai rispettivi volantini, soprattutto su precisi articoli. Nella capitale, per dire, le promozioni vengono proprio ignorate dai corrispondenti punti vendita. Resta il dubbio che questi aumenti sconsiderati siano veramente l’effetto della guerra, per cui i prezzi verranno rivisti e riabbassati non appena cesserà il conflitto, oppure sia becera speculazione economica. Sara Pacitto
