Purtroppo la guerra in Ucraina ha canalizzato l’impegno sul piano politico, rallentando la roadmap della fine delle restrizioni.
Resta la certezza che lo stato di emergenza non verrà prorogato per cui l’ipotesi più attendibile è quella che si torni ad una gestione “ordinaria” della pandemia da Covid-19 e si eliminino gradualmente le misure restrittive applicate per il contenimento epidemiologico. Il governo ha anticipato che da aprile le regioni non avranno più colori, le regole a scuola si alleggeriranno, per cui stop alla DAD, come anche decadrà definitivamente l’obbligo delle mascherine all’aperto. L’attenzione è concentrata sull’abolizione del Green Pass, che vede molti politici di destra favorevoli, i quali sostengono che la certificazione verde sia stata inutile e, non avendo limitato i contagi, abbia solamente prodotto un danno evidente per il sistema economico italiano. È incontrovertibile che la situazione epidemiologica sia in forte miglioramento, sicuramente grazie al successo della campagna vaccinale. Si prevede che il progressivo addio al GP parta dalle attività all’aperto, soprattutto per bar e ristoranti, e poi fiere, eventi, feste spettacoli, intrattenimento, spot. Relativamente al luogo di lavoro, la certificazione verde potrebbe essere estesa fino al 15 giugno, data indicata come la fine dell’obbligo vaccinale per gli over 50, obbligo che resterà in vigore nonostante termini lo stato di emergenza. Un’altra ipotesi è che il Green Pass rinforzato venga sostituito dal Green Pass base, anche per lo svolgimento di attività diverse. Sara Pacitto
