Focus – Allarme febbre di Lassa in Gran Bretagna: confermati 2 casi e un decesso. Un nuovo incubo

Sara Pacitto
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La febbre di Lassa è un virus molto simile all’Ebola, che può causare emorragie interne e sordità.

Questa è stata diagnosticata a tre residenti del sud/est dell’Inghilterra, la vittima è di Bedfordshire, appartenenti allo stesso nucleo familiare, di recente rientrati da un viaggio in Africa occidentale, dove la febbre di Lassa è endemica. La notizia è stata al diramata dall’Agenzia per la Sicurezza Sanitaria del Regno Unito, UKHSA. Tale malattia è solitamente causata dall’esposizione con cibo oppure oggetti domestici contaminati da urina o feci di ratti infetti. Può essere trasmessa anche attraverso il contatto con fluidi corporei infetti. «Solamente l’1% delle persone che hanno contratto il virus muore», ha dichiarato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, «circa l’80% di chi ne viene colpito non mostra sintomi, mentre altri possono manifestare febbre con dolori, mal di testa, vomito e diarrea. Nei casi più gravi si può manifestare gonfiore del viso, liquido nella cavità polmonare, sanguinamento dalla bocca, dal naso, dalla vagina o dal tratto gastrointestinale e un basso livello della pressione sanguigna. La sordità, invece, si verifica nel 25% dei pazienti. Nella metà di questi casi, l’udito ritorna parzialmente dopo uno o tre mesi». Dal 2009 ad oggi sono i primi casi registrati in Gran Bretagna; in passato si erano verificati solo altri otto contagi. Dei due cittadini in vita a cui è stata riscontrata la febbre di Lassa, uno è già guarito mentre l’altro è in cura presso il NHS Foundation Trust del Bedfordshire Hospitals. Secondo la dottoressa Susan Hopkins, consulente medico capo dell’UKHSA, «I casi di febbre di Lassa sono rari nel Regno Unito e non si diffondono così facilmente tra le persone. Il rischio complessivo per la salute pubblica è molto basso». Nel contempo si corre per rintracciare tutte le persone che hanno avuto contatti stretti con i contagiati. L’UKHSA ha dichiarato «Stiamo contattando le persone che hanno avuto contatti stretti con i casi prima della conferma della loro infezione, per fornire valutazioni, supporto e consigli appropriati. Il rischio per la popolazione rimane molto basso». Nonostante le rassicurazioni, l’allarme dilaga tra i cittadini della Gran Bretagna. Una scena già vista: era il 23 gennaio 2020 quando il governo Cinese, dopo oltre un mese e mezzo di sotterfugi ed un numero già alto di decessi, mette in quarantena la popolazione, decine di milioni di persone, un provvedimento senza precedenti. La settimana successiva, il 30 gennaio, su parere del Comitato di Emergenza RSI, l’OMS dichiarerà che l’epidemia, fino ad allora ritenuta un virus stagionale, è in effetti una Emergenza di Sanità Pubblica di Portata Internazionale, raccomandando che «Tutti i paesi dovrebbero essere preparati per il contenimento, compresa la sorveglianza attiva, la diagnosi precoce, l’isolamento e la gestione dei casi, la ricerca dei contatti e la prevenzione della successiva diffusione dell’infezione 2019-nCoV e dovrebbero condividere i dati completi con l’OMS», OMS che aveva ricevuto in quel momento segnalazioni di 83 casi in 18 paesi al di fuori della Cina e vi erano prove di trasmissione da uomo a uomo in 3 diversi paesi. Veniva così riconosciuta la pandemia poi chiamata COVID-19, Coronavirus Disease 2019, ed il nuovo virus del SARS-COV-2. Nessun allarmismo mai più leggerezza. Sara Pacitto
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