<No, non rifarei ciò che ho fatto nel 2014, non mi candiderei a Sindaco e non consiglierei a nessuno di fare questa scelta>: non lasciano spazio ad alcuna interpretazione le parole che il sindaco Marco Galli ha lasciato sul suo blog personale nelle ultime ore.
Parole sincere che riprendono alcuni pensieri, già espressi in passato, legati alla difficoltà di far convivere la vita amministrativa con l’infinita burocrazia italiana. Ha spiegato Galli: <È vero che essere eletto Primo Cittadino di una comunità è una soddisfazione enorme, ma è tutto il resto che non funziona e non funzionerà per chi dovesse fare questa scelta di vita>. Continua Galli, parlando della vicinanza del sindaco alla popolazione: <Ritengo che il Sindaco, la figura istituzionale più legata alla gente, quella che ha il polso della situazione, sia poco considerato dal nostro sistema politico e, se sei onesto, questa condizione diventa un disagio insopportabile. Indennità miserevoli a fronte di responsabilità enormi; scarsi margini di manovra; una burocrazia soffocante, tagli di ogni genere e norme fuori tempo trasformano il ruolo di Sindaco in una permanente via crucis, con ripercussioni pesanti sulle relazioni sociali. Anche le modifiche approvate recentemente non aggiungono nulla di ciò che servirebbe veramente>. Il sindaco di Ceprano parla dei problemi legati alla burocrazia:<Il Tuel (Testo Unico Enti Locali) andrebbe profondamente rivisto e adeguato ai tempi, rendendolo uno strumento adatto a un Paese moderno che vuole competere in Europa e nel mondo. Così non è e, a un testo unico datato, si sommano normative spesso contorte che complicano maledettamente l’attività amministrativa. Senza contare poi i ripetuti interventi della Corte Costituzionale e della Magistratura Contabile che stravolgono ciclicamente il sistema normativo creando il caos nel Paese e panico negli enti pubblici. La responsabilità è l’unica cosa che porta un Sindaco a fare il suo dovere, che diviene improbo se sei un dipendente pubblico in divisa, costretto a trasferimenti e disagi costanti, in quest’ultimo caso, laddove non ci sia lungimiranza ai vertici locali> Conclude Marco Galli: <No, tornassi indietro nel tempo non farei più la scelta di candidarmi alle elezioni comunali e non consiglierei a nessun cittadino onesto di candidarsi alla carica di Sindaco. Forse scriverò un libro su questa esperienza di vita, bella per quanto riguarda la fiducia accordatami dai miei concittadini per ben due volte e per alcuni traguardi raggiunti con grande sacrificio, ma negativa per tutto il resto che afferisce all’impegno totalizzante richiesto per svolgere al meglio la funzione di Sindaco. Se non si costruirà un sistema normativo incardinato sulle certezze, rispetto a quello precario e incerto esistente, ogni tentativo di migliorare il presente naufragherà miseramente in un mare di improbabili interpretazioni e cervellotiche sentenze. Se l’onestà non diventerà un titolo di merito, l’Italia resterà tristemente impantanata tra corruzione e condoni. No, non rifarei la scelta sofferta che feci nel 2014; mi piacerebbe poter dire ad altri candidatevi perché i sindaci sono i pilastri su cui si fonda il rapporto Stato e cittadini. Adesso non ne avrei il coraggio>. C.CAP.
