IL FATTO – Peste suina: primi stop alle esportazioni italiane, firmata l’ordinanza ministeriale

Anna Ammanniti
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La peste suina africana (PSA) è una malattia virale dei suini e dei cinghiali selvatici, altamente contagiosa solitamente letale per gli animali, non è trasmissibile agli esseri umani, provocano però ingenti danni agli allevamenti e alla filiera. Non esistono vaccini né cure, per questo la peste suina ha gravi conseguenze socio-economiche nei Paesi in cui è diffusa.

Nel 2014 è esplosa un’epidemia di PSA in alcuni Paesi dell’Est della UE. Da allora la malattia si è diffusa in altri Stati Membri, tra cui Belgio e Germania, mentre in ambito internazionale è presente in Cina, India, Filippine e in diverse aree del Sud-Est asiatico, raggiungendo anche l’Oceania (Papua Nuova Guinea). Il 7 gennaio 2022 è stata confermata la positività in un cinghiale trovato morto in Piemonte, nel Comune di Ovada, in provincia di Alessandria. Precedentemente in Italia la malattia era presente solo in Sardegna, dove negli ultimi anni si è registrato un costante e netto miglioramento della situazione epidemiologica. Il virus riscontrato in Piemonte è geneticamente diverso dal quello circolante in Sardegna e corrisponde a quello circolante in Europa da alcuni anni. Ieri sera i ministri della Salute Roberto Speranza e delle Politiche agricole Stefano Patuanelli hanno disposto un’ordinanza congiunta con il divieto di ogni attività venatoria, salvo la caccia selettiva al cinghiale nella zona stabilita come infetta da Peste suina Africana, 114 Comuni di cui 78 in Piemonte e 36 in Liguria. La caccia di selezione al cinghiale è ammessa come strumento per ridurre la popolazione in eccesso e rafforzare la rete di monitoraggio sulla presenza del virus. Mentre nell’area sono vietate la raccolta dei funghi e tartufi, la pesca, il trekking, il mountain bike e le altre attività di interazione diretta o indiretta coi cinghiali infetti. “L’ordinanza consente alle attività produttive di continuare a lavorare in sicurezza, fornendo rassicurazioni in merito al nostro export”. I casi di peste suina africana riscontrati nei giorni scorsi in alcuni cinghiali tra Piemonte e Liguria hanno attivato misure precauzionali alle frontiere di Svizzera, Kuwait e in Oriente (Cina, Giappone e Taiwan) dove è stato dato un temporaneo stop, ha annunciato Confagricoltura, all’import di carni e salumi made in Italy. Secondo stime Cia-Agricoltori Italiani sono in ballo esportazioni che si attestano su 1,7 miliardi di euro. La Cina nei mesi scorsi ha dovuto contrastare una gravissima epidemia di peste suina africana, che ha portato all’abbattimento di decine di milioni di capi di suini, determinando un vuoto d’offerta in Asia. Lo scorso anno le esportazioni del settore suinicolo sono ammontate a circa 1,5 miliardi di euro, di cui 500 milioni destinate ai mercati extra Ue. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti ha dichiarato che è necessario contrastare in ogni modo il fenomeno e limitare al massimo i danni, considerato che sono già arrivate le prime sospensioni delle importazioni dall’Italia di carni suine e prodotti derivati. Giansanti ha aggiunto che “In questa fase è anche fondamentale il rigore delle informazioni ai consumatori, evitando qualsiasi speculazione commerciale”. Secondo il presidente di Confagricoltura la situazione è rapidamente diventata critica e si sarebbe dovuta affrontare in modo diverso. “Ad esempio con l’azione di contrasto sollecitata da tempo a tutti i livelli nei confronti della proliferazione dei cinghiali. Intanto ci siamo già rivolti ad alcuni istituti di credito affinché rivolgano la maggiore attenzione possibile nei confronti degli allevatori in difficoltà”. Anna Ammanniti
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