Dopo l’annuncio delle aziende farmaceutiche Pfizer-BioNTech circa la sicurezza del siero antiCovid rivolto ai bambini, il direttore dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma non tarda a frenare gli entusiasmi: nelle sue dichiarazioni Francesco Vaia afferma che «è troppo presto, mancano i dati scientifici, il buonsenso ci impone di aspettare».
Nei giorni addietro Pfizer e BioNTech, le multinazionali che hanno sviluppato e distribuiscono l’antidoto a RNA messaggero approvato definitivamente dalla Food and Drug Administration, hanno comunicato che gli studi clinici condotti sugli effetti al vaccino dei bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni mostrano che il loro composto «è sicuro, ben tollerato ed ha prodotto una risposta immunitaria robusta». Ma la nota delle società, una statunitense e l’altra tedesca, evidentemente non basta: il dibattito scientifico relativo alla vaccinazione della fascia pediatrica è ancora aperto e Vaia puntualizza «Non ci sono ancora indicazioni univoche da parte della comunità scientifica. Se le autorità regolatorie internazionali e nazionali approveranno il vaccino e si prenderanno la responsabilità, allora si potrà procedere. Personalmente sono un fortissimo sostenitore del vaccino, ma questo non è una pozione magica. Dobbiamo evitare di rincorrere i comunicati stampa delle aziende», riferendosi appunto all’annuncio favorevole delle aziende Pfizer-BioNTech. Sulla stessa linea il direttore del Dipartimento Emergenza e Pediatria Generale dell’ospedale pediatrico “Bambino Gesù”, Alberto Villani, «Non c’è nessuna corsa al vaccino. Per la tutela della salute dei soggetti in età evolutiva è fondamentale poter disporre di un siero che sia validato dalle autorità regolatorie». Anche il sottosegretario alla salute, Andrea Costa, precisa che è necessario attendere la valutazione delle aziende regolatorie e dell’AIFA. Sara Pacitto
