Era il 28 febbraio, l’ultimo fine settimana di “fascia gialla”, gli impianti sciistici di Campo Catino furono presi d’assalto, nonostante la chiusura. Gente arrivata dai paesi limitrofi e anche da più lontano, circa tremila persone accalcate, poche mascherine, tanti affollamenti.
Sono arrivati sul posto i Carabinieri della Stazione di Guarcino oltre gli agenti della Polizia Locale. Quei controlli sono stati fatali a due uomini dell’Arma dei Carabinieri della Stazione di Guarcino. L’appuntato Roberto Ceci di 56 anni è deceduto lo scorso 13 marzo dopo aver contratto il Covid tre giorni prima di essere vaccinato e il maresciallo e comandante Massimo Paris, 57 anni ha perso la sua battaglia contro il virus lo scorso venerdì. Dopo quel fine settimana scellerato di febbraio la provincia di Frosinone è diventata rossa. Impennata di contagi a Guarcino, Vico nel Lazio, Veroli, Alatri, Boville Ernica, tante persone di questi paesi erano sulla neve! Due padri di famiglia sono morti a causa dell’incoscienza e dell’egoismo di quelle persone accalcate fuori gli impianti sciistici CHIUSI. Il beneficio del dubbio non basterà a sollevare la coscienza di chi doveva rispettare le regole anti contagio e non lo ha fatto. E’ bene ricordare che la caserma di Guarcino restò chiusa a causa del focolaio da Covid, in seguito alla scampagnata “felice e incosciente” sulla neve e una vigilessa della Polizia Locale di Guarcino finì in terapia intensiva, sempre infettata dal virus. Lo stesso sindaco di Vico nel Lazio, Claudio Guerriero in un accorato appello video sui social (clicca qui) denunciò l’episodio. Nei primi giorni di marzo i positivi nel piccolo borgo erano 3, nella prima settimana di marzo si arrivò a 30 positivi al Covid. Le parole del sindaco in quei giorni sono pesanti come macigni, “il giorno fatale (quello degli assembramenti sulla neve) in cui i cittadini di Vico del Lazio ma anche della vicina Guarcino si sono contagiati oltre misura.” I due carabinieri sono morti di Covid a distanza di poche settimane, contagiati per fermare la folla alle piste da sci. Insieme a 12 colleghi e due vigili urbani cercarono di fermare le tre mila persone che invasero gli impianti. In centinaia sostarono senza rispetto di regole fuori da bar e ristoranti, da lì a pochi giorni, a causa anche delle varianti, i contagi sarebbero schizzati all’inverosimile. Non sono passati inosservati anche gli insulti mediatici che la nostra redazione, e chi ha scritto quell’articolo, ha subito perché evidenziava con foto estratte dalla webcam della postazione di Campocatino una situazione preoccupante. Già, nessuno poteva immaginare e proprio per questo era necessaria più attenzione. Era una splendida giornata di fine inverno, non si poteva sciare e il rischio contagio per molti era ridotto al minimo perché si stava all’aria aperta, e invece in tanti si sono contagiati, sicuramente perché presenti troppi assembramenti. E due carabinieri sono morti, due famiglie sono distrutte dal dolore, diverse comunità sono in lutto, e il rimpianto e il rimorso per tanti sarà sempre vivo nella memoria. Siamo vicini alle prossime riaperture decise dal Governo, si potrà tornare a vivere più la mondanità e la comunità. Bisognerà però avere molto senso civico e rispetto. Quel rispetto che purtroppo è mancato quel maledetto 28 febbraio nella scampagnata di Campocatino, dove le forze dell’ordine hanno dovuto faticare per allontanare gli assembramenti, diversi uomini e donne in divisa si sono contagiate e due carabinieri, due uomini in servizio per la legalità del territorio, sono morti. Anna Ammanniti e Alessandro Andrelli
