Lazio – Anticorpi monoclonali, la Regione ha arruolato i primi 237 pazienti

Anna Ammanniti
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Lo scorso marzo la Regione Lazio ha approvato il Protocollo di somministrazione e monitoraggio clinico dei farmaci a base di anticorpi monoclonali neutralizzanti in pazienti con infezione da SARS-CoV-2 e sintomatologia lieve-moderata non-ospedalizzati.

L’utilizzo della terapia degli anticorpi monoclonali con la vaccinazione è una valida arma per bloccare l’infezione da Covid 19. L’AIFA ha stabilito dei criteri in base ai quali si decidono i pazienti che possono essere sottoposti a questa terapia. Devono essere individui con più di 12 anni, essere positivi al Covid, non essere ospedalizzati per Covid, non essere in ossigenoterapia per Covid, devono avere sintomi di grado lieve-moderato di recente insorgenza, preferibilmente entro 72 ore (e comunque da non oltre 10 giorni dalla diagnosi) e presentare almeno uno dei fattori di rischio (o almeno 2 se uno di essi è l’età >65 anni). L’utilizzo dei monoclonali è partito da un paio di settimane e la Regione Lazio nella giornata di ieri ha confermato il successo dell’impiego della terapia con gli anticorpi monoclonali, sono stati arruolati i primi 237 pazienti. Il farmaco viene somministrato per via endovenosa, in regime ambulatoriale, con una durata di infusione di 1 ora, seguita da 1 ora di osservazione. Gli anticorpi monoclonali (MAb) sono molecole biologiche in grado di riconoscere, legare e neutralizzare in maniera specifica un determinato antigene. Sono anticorpi creati in laboratorio da cellule “immortali”, ottenute dalla fusione di una cellula che produce il linfocita B e una cellula trasformata con vita e capacità di produrre anticorpi, potenzialmente illimitati. Gli anticorpi monoclonali sono una potentissima componente dell’arsenale per trattare i pazienti infetti e sintomatici, subito dopo aver contratto il virus, riducendo in modo importante il rischio di ospedalizzazione. Possono accedere ai Centri Somministrazione Monoclonali Covid solo quei pazienti che sono stati visitati dal proprio medico di famiglia (MMG), dal medico dell’Unità Speciale di Continuità Assistenziale Regionale (USCAR) oppure dal medico di pronto soccorso. Anna Ammanniti
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