Sembra incredibile che, sulla vicenda del parcheggio sulla Antica Via degli Orti, ci si scontri su prese di posizione vetuste e di maniera, trascurando l’essenziale.
L’accesso all’area designata da alcuni ad ospitare sia il parcheggio che l’annesso belvedere, è in corrispondenza di Via Bagno, dominata dalle imponenti Sostruzioni Sillane. L’eventuale tragitto, da percorrere per raggiungere l’improbabile parcheggio, poggerebbe sui terreni prospicienti la cinta muraria che fa della città dei papi una delle Città Fortificate di Ciociaria. E proprio in corrispondenza del punto nevralgico, subito dopo la cabina elettrica che mortifica la pregevole scenografia, fa bella figura di sé un ormai vecchio ponteggio coperto dai rimasugli di rete da cantiere. Il groviglio di canne Innocenti il cui nome mal si addice ai responsabili dell’orrore, è relativo al cantiere posto in essere per irrobustire quella porzione di mura; lavori realizzati e pagati da circa 15 anni (costo 250mila euro). La mancata rimozione dei ponteggi, si deve alla necessità di eseguire ulteriori lavori, in particolare ai bastioni che minacciano di crollare o frantumarsi. Un intervento dal costo inferiore alla somma spesa per le luminarie ancora appese lungo il Corso; lavoro che rinvio dopo rinvio conferma la scarsa volontà degli amministratori succedutisi dal 2005 circa alla guida di Palazzo d’Iseo. A peggiorare le cose l’omertà di troppi che, anziché gongolare al pensiero di poter riportare alla luce antichi camminamenti militari e probabili tracce di combattimenti, propendono per la stratificazione superficiale della zona, a favore appunto del transito veicolare. Che nel sottosuolo anagnino vi siano tesori nascosti è ovvio ed intuibile, ma che si cerchi di nasconderli come la serva che sposti la polvere sotto il tappeto, è inammissibile; ma vero. Jackal
