Un giro d’affari illecito da oltre mezzo milione di euro, più di 1.600 truffe messe a segno e un mercato turistico locale pesantemente inquinato. Sono i numeri della maxi operazione condotta dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, che ha portato allo smantellamento di un’agguerrita associazione a delinquere radicata sul litorale romano, tra Anzio e Nettuno.
Su richiesta della Procura della Repubblica di Velletri, il Giudice per le indagini preliminari ha emesso misure cautelari nei confronti di 17 persone, indagate a vario titolo per associazione a delinquere, truffa, utilizzo di carte di credito clonate e autoriciclaggio. L’ordinanza ha fatto scattare un imponente dispositivo di sicurezza che ha visto impegnate le Fiamme Gialle anche in numerose perquisizioni domiciliari. Il bilancio dei provvedimenti restrittivi conta: 3 custodie cautelari in carcere (nei confronti di due cittadini italiani e un cittadino bielorusso); 2 arresti domiciliari (un cittadino italiano e uno polacco); 6 obblighi di dimora nei comuni di residenza; 6 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria. Le indagini, durate tre anni (dal 2022 al 2025) e condotte meticolosamente dalla Compagnia di Nettuno, hanno svelato un meccanismo fraudolento collaudato e diviso su due binari principali: Il furto tramite carte clonate: L’organizzazione svuotava i conti delle vittime strisciando carte di credito clonate su ben 43 apparati POS, fittiziamente intestati a 29 strutture ricettive del tutto inesistenti. Le vacanze fantasma sui social: Il sodalizio attirava ignari turisti tramite annunci trappola sui social network, promuovendo case vacanza da sogno a prezzi concorrenziali. Una volta incassati i soldi tramite bonifici o ricariche, i truffatori sparivano, lasciando le vittime senza alloggio e senza risparmi. In totale, la banda è riuscita a sottrarre circa 575 mila euro, minando la fiducia dei consumatori nei pagamenti online e danneggiando gravemente gli operatori turistici onesti che subivano la concorrenza sleale di queste strutture fantasma. I proventi accumulati con le truffe non restavano fermi. Per ripulire il denaro sporco, l’organizzazione si avvaleva di una fitta rete di 15 prestanome, titolari di ben 38 conti correnti. I soldi venivano rapidamente prelevati in contanti e reinvestiti nell’acquisto di beni di lusso, gioielli e veicoli, sia in Italia che all’estero, configurando così il reato di autoriciclaggio. L’operazione della Guardia di Finanza si inserisce nel quadro delle attività di contrasto alle frodi informatiche e telematiche, un impegno costante volto non solo a tutelare i cittadini e i consumatori, ma anche a salvaguardare il corretto funzionamento del mercato e l’economia sana del territorio.
