Anagni – Museo Archeologico Ernico come la tela di Penelope

Ettore Cesaritti
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Breve cronistoria della struttura (che il Rotore sfida per la conquista della palma di latta da assegnare alla più vetusta cattedrale nel deserto) di cui tutti parlano ma pochi conoscono.

L’avventura iniziò negli anni ottanta, quando “grazie” al terremoto che provocò modeste fratture, il Comune ottenne fondi per il consolidamento e la ristrutturazione. Il fabbricato ospitava l’Istituto Statale d’Arte, nato negli anni ’20 come Istituto Professionale di Stato. La giunta di allora decise di trasformare l’edificio, proprio accanto a Porta Cerere, in Museo. Stato e Regione assegnarono in diverse fasi cospicue somme, e nel 2000 (a lavori ultimati) l’ultima tranche di 500 milioni di lire, finita in perenzione per il mancato utilizzo (doveva servire al completamento degli arredi), venne recuperata da un assessore con un blitz da 8 marzo. Con il pretesto di nuovi impianti, la giunta Fiorito insediatasi nel 2001 ottenne ulteriori enormi finanziamenti, e ci fu la inaugurazione dei locali ultimati (!). Incuria e ritardi hanno danneggiato intonaci ed altro, e la giunta Bassetta decise ulteriori interventi atti ad eliminare umidità e trasudo dalle pareti. La modesta “fodera in foratini” servì a poco, e si ricorse allo scavo di un canale interno perimetrale. Per far defluire le acque raccolte, venne tagliata la trave perimetrale esterna, sulla cui funzione non si riesce ad avere chiarimenti. Gli operai, e chi li guidava, ignoravano che al centro del fabbricato esista una vasca di raccolta appositamente realizzata, collegata all’esterno. Altri dettagli, alla prossima puntata. Jackal
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