Il punto di vista di Anagni Cambia Anagni sulla distribuzione delle mascherine nella nostra città è noto per averlo espresso finanche il giorno di Pasqua: l’amministrazione è in biasimevole ritardo rispetto a molti altri comuni che le hanno da tempo recapitate a tutte le famiglie nella buca delle lettere o presso i giornalai o in altre modalità.
“Non possiamo però non rilevare che il plateale quanto irrispettoso, sistema di distribuzione annunciato dal Sindaco sui social a favore dei “pazienti oncologici”, ci lascia alquanto perplessi sotto molteplici punti di vista. Da Facebook: “A tutti i pazienti oncologici o con patologie gravi in cura dai medici di base di Anagni verranno distribuite gratuitamente le mascherine protettive dal giorno 20 al giorno 23 aprile. La distribuzione, …si svolgerà presso l’ex Ospedale di Anagni … ” Distribuire mascherine innanzitutto alla popolazione fragile è operazione giusta e meritoria, ma il metodo, Sindaco, fa cadere le braccia per superficialità. La prima versione dell’avviso parlava di pazienti oncologici selezionati, quindi chi si presenta al ritiro è come se dichiarasse pubblicamente il suo carcinoma, con buona pace della loro privacy. La seconda versione allarga i beneficiari alle patologie gravi. E qui la platea si allarga a dismisura. Un diabetico, un cardiopatico, un iperteso, un insufficiente renale sono gravi? E se la risposta è SI ci sono abbastanza mascherine per tutti? E ancora, quali e quante mascherine sono in gioco dal momento che non sono tutte uguali? Accontenteremo tutti? E ancora, chi verifica e/o certifica a chi spettano le mascherine? Chiunque potrebbe presentarsi in fila ed asserire una patologia grave tanto non ci sono elementi di verifica. Dovranno presentarsi i diretti interessati o anche un loro familiare? Ma “visto che si tratta di persone particolarmente esposte al contagio di Covid-19” è proprio necessario farle uscire di casa per questa occasione? Sindaco non sarebbe allora meglio consegnare le mascherine direttamente ai medici di base con il compito di discernere a chi darle vista la conoscenza e il contatto che hanno con i propri assistiti? In questo modo si eviterebbe ai cittadini fragili un fastidioso, oltrechè pericoloso per il virus, appuntamento presso il presidio sanitario. Già è difficile combattere il coronavirus, se poi lo facciamo con tanta superficialità, la fase 2 ce la scordiamo!”
