Ferentino – Serena Pace, ecco come ho vinto la battaglia contro il Cancro

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Serena Pace è donna di 37 anni di Ferentino. I primi mesi del 2019 scopre di avere un adenocarcinoma.

Vive mesi terribili, un calvario interminabile prima di scoprire la causa del suo malessere. Il mostro subdolo ad un certo punto si è mostrato con le sue vere sembianze e si è impadronito del suo corpo, ma lei non si è mai arresa. “Mi sono sposata nel 2005 e tra i vari tentativi non sono mai riuscita a rimanere incinta. Tra alti e bassi il mio matrimonio è durato fino a agosto 2018, la persona che mi era accanto era menefreghista e pensava solo al gioco, al bar e a stare bene lui. Ho sempre fatto prevenzione, visite su visite, i migliori dottori, cure ormoni e chi più ne ha più ne metta. La diagnosi era sempre la stessa: ovaio policistico e una piaghetta, “signora niente di che”. Arrivo a marzo 2019, mi viene un’emorragia, una cosa mostruosa! Corro in ospedale a Frosinone, il mio dottore che lavorava a Sora mi dice di andare lì. Mi visitano e non c’era nulla, mi danno il Tranex, l’emocromo era ok, le beta anche e torno a casa. L’emorragia si calma ma non cessa. Torno dal mio medico e decide di mettere una spirale medicata dal costo astronomico senza fare nessun altro accertamento (bastava un’isteroscopia). Inserisco la spirale il 12 marzo, da quel giorno inizia il calvario. Sono senza ciclo per tre giorni, intanto vado via di casa e il mio ex marito mi dà il tormento. Nel frattempo trovo il mio angelo che è il mio attuale compagno. Arriviamo ad ottobre, sempre con il ciclo, iniziano i dolori atroci. Mi ci svegliavo e mi ci addormentavo! Ho preso tanto di quel Brufen che non saprei quantificare, il mio dottore diceva che la spirale doveva adattarsi. In preda alla disperazione cambio ginecologo e trovo la mia dottoressa. Esami su esami, visite, ecografie, rimozione della spirale e la tanto attesa isteroscopia. Non si vede nulla, decidono di farne una operativa. Il 24 dicembre ho di nuovo un’emorragia. La mia dottoressa mi fa fare i marcatori, il 2 gennaio arrivano le risposte e il 7 subito visita urgente all’ospedale Regina Elena a Roma. Il mio calvario diventa ancora più intenso: faccio tac e risonanza, mi chiamano e mi fissano un appuntamento con il professor Vizza. Le parole del medico sono state dirette: “Signora lei ha un tumore. Io le devo salvare la vita, devo togliere tutto.” In quel momento mi è praticamente crollato il mondo addosso. Ho pianto come se non ci fosse un domani, il mio compagno era sempre con me. Il 4 febbraio mi sottopongo al primo intervento esplorativo di 6 ore. Decidono di non toccare nulla e aspettare l’istologico definitivo.  Sette giorni dopo mi arriva il responso: ho un adenocarcinoma moderatamente differenziato, decidono di operarmi il 18 febbraio. Mai una gioia, sempre con il ciclo con la mia emoglobina ormai era sotto i piedi, mi viene la polmonite. Arriviamo al 31 marzo tra i pianti, la consapevolezza che non sarei mai diventata madre, la paura di non farcela e di quello che mi aspettava. Mi opero in pieno Covid da sola io e i medici, tutta la mia famiglia a casa, l’amore della mia vita lontano da me. Ho pianto come una bambina, non parlavo con nessuno e i miei dottori che sono stati i miei angeli non mi hanno abbandonato un secondo. Esco dalla sala operatoria, le infermiere videochiamano il mio compagno. Ricordo che la prima cosa che ho chiesto alle infermiere è stata se avessi ancora ciclo… Mi fanno una trasfusione, l’emoglobina era scesa sotto gli 8, mi dimettono e torno a casa. Arriva l’ennesimo risultato istologico, mi fissano l’appuntamento con l’oncologo il 27 aprile, due giorni dopo il mio compleanno. Tra vari esami e pet inizia l’ennesimo calvario, venerdì 15 maggio affronto la prima chemio. Non dimenticherò mai quei giorni, non volevo fare le chemio. Il lunedì toccai il fondo psicologicamente e fisicamente, buttai fuori casa mia madre, non mi reggevo in piedi, ero un cadavere. Non volevo che nessuno mi vedesse. Il mercoledì inizia a stare meglio e decisi di prendere ogni mercoledì come giorno di rito: pulivo casa, doccia, trucco e uscivo. Esattamente due settimane dopo la prima chemio, alle ore 11 iniziai a perdere i capelli, alla stessa ora della prima infusione. Il sabato andai a comprare il primo turbante, il lunedì il mio compagno mi regalò la mia parrucca. Il 2 giugno mentre tutti andavano al mare, io rasavo i miei capelli, volevo essere io a rasarli tutti e non il mostro. Nel frattempo tutti i linfonodi rimasti, quelli che non che potevano essere asportati erano positivi alla malattia e uno all’esofago. Continuo a fare chemio, arrivo al 21 luglio la pet finalmente evidenzia la completa risoluzione dei linfonodi addominali e riduzione all’esofago. Dopo tre chemio la mia felicità era grande, L’oncologa mi disse che quei risultati erano da incorniciare e i marcatori erano completamente azzerati. Continuo e faccio altre quattro chemio, perdo ciglia e sopracciglia. Ero diventata un mostro la sera della settima chemio, ero distrutta e disperata. Non sapevo che fosse l’ultima, il medico quella mattina mi dice: “Serena ci fermiamo per un po’, intanto fai marcatori e pet.” Il 15 ottobre faccio la pet, arrivarono i marcatori, piangevo erano negativi. Il lunedì seguente mi mandano la mail con la risposta: PET NEGATIVA!!! Il mio oncologo, che adoro, mi scrive grandissimo “sei in follow up!” Vado da lui alla visita di controllo, non è convinto, mi fa fare una visita per le radio, per essere certo. Quel giorno le sue parole furono per me come una coltellata. Disse alla radiologa: “È giovane, non mi fido. Voglio che tu la veda, era un adenocarcinoma bruttissimo. Dopo sette chemio mi porta tutto negativo, eravamo partiti da utero, poi sembrava ovaio, vorrei un tuo parere.” Gli dico:” Dottore non mi aveva detto tutto questo”, lui mi risponde: “Non volevi neanche fare le chemio, figurati se ti dicevo tutto questo.” Lo guardo chiedendogli se è … un miracolo, lui annuisce e mi dice “vai a casa e festeggia.” Sono sempre stata una persona paurosa fin dalla nascita, sempre negativa, vivo con il chi va là, ma ad oggi posso dire di aver vinto io! I capelli stanno ricrescendo e per ora il mostro è andato … La malattia ti fa capire anche chi ti è vicino e chi non lo è, chi è vero e chi ha finto per una vita. Mi sono state accanto persone conosciute da poco, oltre a mia madre e il mio compagno, le amicizie di una vita ovviamente si sono volatilizzate …” Anna Ammanniti
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