Porte aperte, almeno in questo caso, non è il prologo ad uno degli open day ormai di moda; né la giornata dedicata dalle aziende alle famiglie dei lavoratori.
Uno dei corpi centrali del mega depuratore, che i politici danno per ultimato almeno una volta l’anno e soprattutto in campagna elettorale, presenta le due porte laterali sgangherate, divelte dai cardini e gettate a terra. Una delle due porte era aperta da tempo, scassinata dai soliti ignoti che avevano prelevato cavi in rame e materiale vario; stavolta è toccata alla consorella, con probabile identica sorte toccata ai macchinari ed impianti interni. Una desolazione, un affronto ai cittadini che per quella cattedrale nel deserto hanno pagato miliardi, e per il territorio che rischia di non riuscire a vedere funzionante una struttura da cui dipende il trattamento efficiente degli scarichi di industrie ed abitazioni. Jackal
