La cerimonia in diretta web su Argotv ha consacrato i sessant’anni di attività artistica nel campo delle avanguardie del poeta sonoro e visuale nato a Frosinone e alatrense d’adozione.

Giovanni Fontana, artista, poeta sonoro e performer nato a Frosinone è tra i più conosciuti al mondo ed opera nel campo delle arti performative dagli anni Sessanta, vantando collaborazioni e amicizie con personaggi di spicco della cultura mondiale. È per questo e per la particolarità della sua attività negli anni che il 20 novembre scorso ha vinto il Premio Internazionale alla carriera Alberto Dubito, dedicandolo in diretta a sua moglie Giovanna Pulcinelli, compagna di vita e di esperienze, testimone e ispiratrice della sua creatività da cinquant’anni. All’architetto ciociaro, che da sessanta anni calca i palchi, i teatri, le kermesse e le università di tutto il mondo, è andata la terza edizione di questo premio che è nato nel 2016 ed ha cadenza biennale, a latere del Premio giovani che viene attribuito ogni anno ad artisti emergenti e promettenti negli ambiti più disparati delle discipline artistiche che legano parole e musica in tutte le loro forme (Slam Poetry, Rap, Musica, Poesia sonora etc). Il
Premio Dubito International viene assegnato, in collaborazione con il Dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati di Venezia, a personalità del mondo artistico che si siano distinte per l’attenzione alla correlazione tra testo e musica e che vantino una carriera lunga ed articolata: è così che le prime due edizioni sono andate a due personaggi di spicco della cultura contemporanea come Ishmael Reed (2016) e Raùl Zurita (2018) e, quest’anno, a Giovanni Fontana appunto.
La poesia Epigenetica
Al poeta ciociaro, infatti, si deve l’invenzione o, meglio, la codifica della Poesia Epigenetica che fa proprio il paragone

con il Dna e le sue mutazioni nelle varie articolazioni della “vita” per interessarsi di come i versi contenuti in un testo poetico, che rimane sempre uguale a se stesso, fisso ed immutabile (come il dna appunto) cambino e si evolvano durante le performance che, per loro natura, non sono mai identiche a se stesse e portano a “sorprese” inattese. E’ quello che succede quando si assiste ad una esibizione di Fontana che, pur partendo da una partitura fissa (il pre-testo secondo il manifesto della Poesia Epigenetica) rende sempre unico il momento dell’esibizione e imprevedibili le sue evoluzioni. Il corpo e lo spazio, in questo ambito, sono centrali perché il primo invade e pervade il secondo coinvolgendo gli spettatori in un momento di suggestione totale e totalizzante.
La cerimonia web
La cerimonia di premiazione, come dicevamo, quest’anno si è svolta il 20 novembre scorso in diretta su
ArgoWebTv in linea con i cambiamenti imposti a tutti gli eventi dalle norme anti contagio, con evidente frustazione dei presenti dal momento che per la loro stessa natura le arti performative devono per forza di cosa svolgersi dal vivo, altrimenti perdono il loro senso. La serata è stata condotta da Lello Voce e Marco Philopat, membri della commissione giudicatrice e ideatori del premio, assieme all’ospite
Patrizio Peterlini, direttore della Fondazione Bonotto, definito il “fontanologo” per eccellenza. È proprio nelle parole di Peterlini che esce con tutta la sua potenza la figura di Fontana ed appare chiara la motivazione del premio: “
Giovanni Fontana è uno dei più importanti poeti sonori internazionali. Il suo lavoro in quest’ambito inizia molto presto, alla fine degli anni ‘60. Ha così la possibilità di conoscere e lavorare con Henri Chopin e Bernard Heidsieck, riconosciuti a livello internazionale come i padri della poesia sonora, e con Adriano Spatola e Arrigo Lora Totino, i primi ad introdurre queste ricerche in Italia. Una formazione d’eccellenza, quindi, che spinge ben presto il giovane Fontana a mettere in campo una propria autonomia e originalità che lo farà riconoscere immediatamente, dai suoi stessi mentori, come un ‘maestro diabolico’ (Adriano Spatola) per la sua ‘voce superba’ (Henri Chopin) e la grande padronanza del mezzo fonatorio”.
E continua: “
la poesia epigenetica di Fontana non s’interessa alla modifica del testo poetico, che rimane di per sé fisso e, sebbene formulato in partiture/scritture visuali molto articolate, non presenta variazioni una volta definito, ma si concentra sulle trasformazioni della sua espressione, della sua messa in atto. Fontana sposta quindi inesorabilmente l’attenzione sull’imprevedibile, sul caso, sulla mutazione. In buona sostanza sulla vita autonoma e incontrollabile di un testo nella sua articolazione performativa che origina strutture mobili, indefinite, sempre in divenire. La componente performativa è centrale in tutta l’opera di Giovanni Fontana. La fisicità delle sue composizioni non si esprime solo nell’occupazione/modulazione di uno spazio ma anche nelle sue componenti teatrali-performative. Non è possibile pensare alla poesia di Fontana slegata dall’azione del corpo. Azione sonora, certo, ma soprattutto scenica in cui Fontana, grazie anche all’utilizzo di video in presa diretta che amplificano e distorcono i suoi movimenti, riesce a trasformare il suo corpo in una delle tecniche possibili, in uno degli spazi occupabili, in uno dei supporti utilizzabili. La poesia di Fontana esige un corpo, che deve essere glorioso e pronto a sacrificarsi. In questo senso l’opera di Fontana è crudele perché profondamente artaudiana. La poesia di Fontana è dominata da una necessità di lacerazione, di sgarro, di strappo”.
Per
approfondimenti sulla carriera e le arti di Giovanni Fontana
https://www.epigeneticpoetry.altervista.org
Andrea Tagliaferri