Il fiume Sacco, nel tratto che attraversa il territorio anagnino ma probabilmente anche nel resto del suo percorso, è interessato dal fenomeno della caduta di alberi e tronchi.
I disastri al centro della cronaca, in questi giorni dal Nord al Sud dello Stivale, non dovrebbero sorprendere più di tanto; ogni anno morti e danneggiamenti, finanziamenti e passerelle di tecnici e politici, ma il fenomeno peggiora invece che attenuarsi. I tronchi, spostati dalla forza della corrente, vanno a costituire dighe e barriere che ostacolano il displuvio delle acque. Logica conseguenza, le esondazioni e la distruzione di argini e ponti, campi e colture, e soprattutto vite umane. Dei responsabili, nessuna traccia nei rapporti che mettono sotto accusa la Natura e l’imprevedibile. Al contrario, invece, tutto è prevedibile; come sostengono le Gav di Legambiente Fiuggi impegnate nel monitoraggio dei fiumi e torrenti del territorio. Se i corsi d’acqua sono intasati, sia quelli naturali che quelli artificiali, come non prevederne le conseguenze? E chi è deputato al controllo? Nella foto, albero caduto ieri l’altro. Jackal
