FOCUS – Scuola, inizio incerto tra banchi che non arrivano e classi pollaio

Alessandra Cinelli
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In molti Istituti i banchi non arriveranno prima di ottobre. Un boccone amaro per i dirigenti scolastici di mezza provincia.

‘Ho iniziato la giornata leggendo la mail del commissario Arcuri –racconta Mario Luciani, dirigente scolastico dell’IIS Nicolucci Reggio e rappresentante provinciale dell’associazione nazionale presidi- Non avremo i banchi promessi in tempo utile per la riapertura della scuola’. Qual è la situazione attuale? Il commissario ci ha comunicato che i banchi monoposto non ci sono e non ci saranno per tutti. Arriveranno da ottobre, prima alla scuola primaria, poi alle medie e in ultimo alle superiori (solo alla fine del prossimo mese). I presidi sono preoccupatissimi. Li sento quotidianamente e non ce n’è uno che non sia in ansia. Quali conseguenze per le scuole? Difficile fare previsioni. Abbiamo fatto schemi, piantine, prove: tutto per garantire la presenza sulla base della disponibilità di banchi monoposto. Ora sappiamo che non ci sono. Nel secondo ciclo, avremo maggiore didattica a distanza e turnazioni, con molti più alunni costretti a rimanere a casa. Organizzare queste rotazioni è un affare di massima complessità e le scuole dovranno farlo in tempi ristrettissimi. Sono seriamente preoccupato. Dovrò dire ai miei alunni: “restate a casa”. Dovremmo garantire ai ragazzi il diritto di andare a scuola e invece, nonostante gli sforzi, non sarà possibile. Non è un bel momento. Cosa si poteva fare che non è stato fatto? La dietrologia è sempre antipatica, ma era evidente a tutti che una commessa di milioni di banchi, aggiudicata a Ferragosto, non potesse portare a consegne i primi di settembre, come annunciato sui social da ministri, tecnici e burocrati di Stato. E la promessa si è infranta sul muro della realtà. Aspettate ed arrangiatevi, questa la sintesi della lettera di Arcuri. E sul referendum, novità? Nulla di fatto. Un calendario scriteriato ci impone di aprire le scuole per poi chiuderne molte il 18 settembre. Si poteva rinviare l’apertura a dopo le elezioni, cosa decisa in diverse regioni. Molti sindaci hanno tentato di aiutarci, dobbiamo riconoscerlo. Purtroppo abbiamo il Governo e la sua maggioranza da una parte che insistono sull’imminente riapertura e dall’altra tutti gli altri convinti, giustamente, che un piccolo rinvio sarebbe stato più saggio. E’ accaduto quello che bisognava evitare: usare la Scuola come clava per lo scontro politico. Quali altri problemi restano aperti? Dopo la finta soluzione trovata sul trasporto pubblico, restiamo in attesa di istruzioni sui lavoratori fragili. E’ arrivata l’ennesima circolare in cui ci spiegano criteri e procedure per riconoscere ai nostri dipendenti lo status di lavoratore fragile, ma istruzioni su come comportarci con loro non ne abbiamo. E per le classi pollaio? Le classi pollaio esistono ancora. La politica in questi anni ha perseguito come unico scopo la riduzione dei costi e la decisione della Gelmini di stabilire per la scuola secondaria il limite di 30 alunni per classe non è stata mai cambiata, nonostante tutti abbiano cavalcato il problema annunciando riforme. Nel suo Istituto come sono le classi? Troppo numerose. Ho disposto la scissione di una ‘classe pollaio’ ma il decreto attende l’approvazione dal 26 giugno scorso. Se non arriva una decisione a mio favore, mi troverò costretto dire a diversi alunni di andare in un’altra scuola perché da noi non c’è più posto. Mi vergogno a dirlo. Le hanno dato personale aggiuntivo? Ho tre sedi su tre Comuni, una scuola complessa e vitale con più di quaranta classi e migliaia di metri quadrati di laboratori, officine, aule speciali, moltissimi alunni con bisogni educativi speciali. Sa cosa mi hanno dato? Un bidello in più. A. C.
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