Editoriale – Sora, il tempo della vecchia politica è finito… la città vuole tornare a volare

Alessandro Andrelli
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(di Alessandro Andrelli) Semaforo rosso negli uffici del Comune di Sora. Due dirigenti su tre vanno in ferie contemporaneamente e a loro si aggiunge il Segretario Generale, che è anche dirigente ad interim. L’attività amministrativa viene interrotta in toto. Non c’è cosa che funzioni. Non c’è problema che si risolva. Non c’è possibilità di giungere a conclusione di qualche procedimento, neanche il più semplice.

Dopo il lockdown, le ferie e tutto si ferma di nuovo. La strada tracciata è quella del sindaco De Donatis che durante tutto il suo mandato non parla ai cittadini se non con articoli auto acclamatori (scritti quotidianamente dalle penne amiche su favole di asini che volano) e in streaming, dove con la scusa della pandemia cerca di fare mera e bassa politica, sbugiardando se stesso in più di un’occasione con “lacrime da coccodrillo” non supportate poi da fatti concreti. Uno spettacolo da cabaret mediocre e recitato male che diventa ben presto una barzelletta su tutto il territorio provinciale nella propria “pateticità dell’essere”. E mentre il fumo resta fumo e le chiacchiere stanno a zero, strillano tutti. Strillano i cittadini pieni di problemi costretti allo “sbattimuro” da un ufficio all’altro senza risolvere niente. Strillano i dipendenti allo sbando travolti da riorganizzazioni continue (in media una ogni venti giorni?) che cambiano ruoli, competenze e responsabilità, distruggendo archivi, memoria storica ed esperienza, per non parlare della voglia di lavorare di chi non sa più cosa fare e il modo giusto per farlo. Coloro che sono nominati al comando (si trovano in grande difficoltà) fanno richieste irrealizzabili, non ancorate alla realtà dei fatti e non corrispondenti alla possibilità del singolo, mentre non ci si rende conto che tutta la struttura comunale è allo sbando. E se in città e negli uffici è totale caos privo di risposte e caratterizzato da migliaia di problemi irrisolti, De Donatis continua a pavoneggiarsi senza alcuna cognizione di causa e a dire di voler ricandidarsi per continuare imperterrito nel suo operato di nulla cosmico. Sora si scontra con la pazzia politica senza eguali di una scialuppa scassata di naufraghi e supera l’inimmaginabile quando appare l’articolo di Enzo Di Stefano che, ufficialmente come padre di un probabile futuro candidato a sindaco e ufficiosamente come candidato in pectore (ancora non si comprende il ruolo che Di Stefano avrà), vuole di fatto tornare a comandare e a gestire Sora. Di chiacchiere De Donatis e Di Stefano ne fanno tante (sono maestri in questo!). Ora “i due Matusalemme” cercano in tutti i modi di risorgere per iniziare nuovamente la scalata e tornare in campo, perché assetati di potere e di comando, senza il minimo amore per Sora. Al peggio non c’è mai fine. Sono talmente concentrati su loro stessi e sulle rispettive bramosie incontrollabili da non riuscire a capire che i sorani vogliono altro e che i loro nomi non hanno più luogo ad essere. C’è vento di riscatto, c’e voglia di volare in alto, c’è bisogno di figure che assicurino capacità ed onestà in un connubio senza eguali. Sora è distrutta ed ha bisogno di gente seria che abbracci seriamente una situazione difficile e ricominci a edificare ciò che è stato distrutto e che oggi è solo macerie e polvere. Non bastano le chiacchiere se non c’è la stoffa, se non c’è la capacità, se non c’è la conoscenza, se non c’è lo spessore. Sora è stanca di raggiri furbeschi, i sorani sono decisi e pronti a cambiare rotta al fianco di chi con serietà dimostrerà che con una politica nuova, fatta di volontà, conoscenza e capacità, cambiare si può davvero. Alessandro Andrelli
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