Frosinone – Arriva la TAV in Ciociaria, tanta emozione… ma troppo assembramento

Alessandro Andrelli
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(di Alessandro Andrelli) Parto dalla premessa. Domenica 14 giugno 2020 attorno alle ore 17.50 il treno Frecciarossa numero 9539 ha tagliato il nastro tricolore della stazione ferroviaria di Frosinone (clicca qui). Un evento storico, emozionante, che cambierà, ci si augura per sempre, il sistema dei trasporti ad Alta Velocità dalla Ciociaria verso Nord e Sud, o semplicemente verso la Capitale. Mezz’ora dopo, una cerimonia simile con un altro taglio del nastro tricolore alla stazione ferroviaria di Cassino, tra l’altro una delle poche, non capoluogo di provincia dove la TAV avrà una fermata, ma questa è un’altra storia. Abbiamo raccontato tutto e documentato con foto, video, dichiarazioni, e tanti sorrisi e selfie un caldo pomeriggio di metà giugno.

Ma c’è qualcosa che non non mi ha convinto, lo dico con franchezza, onesta intellettuale e un po’ di preoccupazione. Bisognava evitare gli assembramenti, e fino a un certo punto, questo è stato possibile, anzi è stato perfetto dal punto di vista organizzativo. Nell’area adibita alla cerimonia inaugurale della prima corsa dell’Alta Velocità, la stampa accreditata è entrata, munita di pass (con precedente accredito a FS), è stata controllata la temperatura corporea, ha potuto lavare le mani con gel igienizzanti, e ha potuto lavorare con distanziamento sociale. Le autorità rispettavano tutte le singole “mattonelle” poste a terra con attenzione, così come il service audio incaricato ad ogni intervento cambiava il microfono sul palco per evitare qualunque tipo di contaminazione. Gli operatori dell’informazione prima, e successivamente autorità e stampa vengono invitati, una volta conclusi gli interventi delle autorità, a raggiungere da un passaggio laterale la stazione ferroviaria per assistere al passaggio del primo Freccia Rossa a Frosinone. Come giornalista, in quel caso anche operatore social perché in diretta con diverse centinaia di utenti sulla pagina facebook di Tg24, sento il peso della responsabilità e senza mai togliere la mascherina, cercando di evitare contatto con l’esterno, ma anche con chiunque mi passi di fianco, mi avvicino alla banchina e cerco di posizionarmi vicino la nastro tricolore che taglierà simbolicamente il treno 9539 proveniente da Roma. Mi aspettavo che la stazione fosse chiusa per evitare assembramenti, che potessero entrare solo i possessori del biglietto per il Freccia Rossa, le autorità e la stampa accreditata, che tanto scrupolosamente è stata controllata e schedata. Nel frattempo alla folla di autorità e operatori si aggiungono anche parecchi infiltrati a caccia di selfie, tutti armati di cellulare e pronti ad immortale il passaggio del treno. A pochi passi da me, poi, c’è di tutto. Bambini, anziani, famiglie, ce ne è per tutti i gusti. Poche mascherine indossate, tantissime mascherine usate come bavaglio o fazzoletto per il sudore. Nessun distanziamento sociale, tra l’incredulità e l’imbarazzo delle forze dell’ordine, che hanno fatto il possibile per evitare il contatto tra le autorità, gli operatori, e il resto dei presenti, radunatisi sui entrambi i binari della stazione ferroviaria. E’ stato un peccato, perché sarebbe stato più giusto avere più attenzione e rispetto. Nel paese in cui il calcio riprende senza spettatori per evitare assembramenti. Nel paese in cui la processione del Corpus Domini è stata cancellata per la prima volta dal dopoguerra per evitare assembramenti. Nel paese in cui non ci sono più concerti e si ammoniscono di continuo i ragazzi per gli assembramenti della movida notturna, o ancora peggio si condannano famiglie e liberi cittadini che decidono dopo mesi di lockdown di andare autonomamente al mare e in totale solitudine godere di qualche ora di sole. La stazione di Frosinone andava chiusa, e bisogna fare in modo che gli spettatori occasionali, bambini e anziani in primis, non potessero accalcarsi per assistere al passaggio di un “treno” e nemmeno rimanere fuori l’ingresso accalcati. Non mi interessano le responsabilità, e non sto qui a puntare il dito contro nessuno. Però occorreva maggiore attenzione. Il Lazio sta vivendo giornate difficile sotto il profilo dell’emergenza sanitaria Covid-19, per alcuni focolai che tempestivamente si stanno cercando di contenere proprio grazie al rispetto rigoroso dei protocolli. Ecco, ieri il protocollo e a un certo punto si è andato a far benedire, perché c’è stato assembramento, e la corsa al selfie con il primo TAV che fa tappa a Frosinone è stato qualcosa che sono certo ha preoccupato anche i vertici di Ferrovie dello Stato, della Regione Lazio, della Provincia e del Comune, per non parlare del Prefetto di Frosinone che ha vissuto in prima linea questi tremendi mesi. Bisognava tenere la stazione chiusa, limitare anche l’area di ingresso, e invitare le persone alla “dispersione”, per il bene della collettività, nel rispetto dei tanti morti per Coronavirus, e dei tanti sacrifici fatti in questi mesi da tutti, specie dai ciociari. Sono preoccupato, e anche parecchio. Perché se tra quelle centinaia di spettatori occasionali, ci fosse anche un solo “positivo” asintomatico, tanti sarebbero a rischio contagio. E tenere i parchi giochi chiusi, vietare ai tifosi di assistere alle partite di calcio, o di andare in discoteca, o di assistere alla processione del Corpus Domini, che senso avrà avuto. Due ultime parole: coerenza e responsabilità. Il virus è ancora tra di noi, bisogna evitare assembramenti e indossare la mascherina mantenendo il distanziamento sociale, vi prego! Alessandro Andrelli LEGGI ANCHE: https://www.tg24.info/speciale-tav-la-prima-storica-corsa-del-freccia-rossa-a-frosinone-foto-e-video/
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