Arpino – “La mamma degli imbecilli è sempre incinta” quando la cafonaggine ha il sopravvento sul buonsenso

Irene Mizzoni
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In Terra di Cicerone ci sono sfottò che, dopo tanti anni, sono entrati a far parte del folklore goliardico del paese: sono quelli che appartengono all’antagonismo tra i quartieri e le contrade di Arpino, legati alla manifestazione del Gonfalone e di cui sono ormai parte integrante.

Insomma una sana rivalità, assorbita con diplomazia proprio perché contestualizzata alla competizione che deriva dall’evento più sentito ed emotivamente coinvolgente per gli arpinati. Ad inizio maggio il Quartiere Arco aveva realizzato una lodevole iniziativa (https://www.tg24.info/arpino-il-quartiere-arco-distribuisce-mascherine-ai-residenti/) distribuendo gratuitamente delle mascherine per la protezione facciale ai suoi contradaioli. Evidentemente da qui l’infelice pensata di qualche imbecille che ha voluto associare il virus maledetto al quartiere stesso. Una scritta apparsa, nella mattinata odierna, sulla facciata di un muro di contenimento sulla SP92: “covidarco”, un epiteto oltraggioso ed offensivo. Evidentemente l’autore o gli autori di tale ignobile azione che, con termini diversi avrebbe provocato non poca ilarità, non hanno coscienza dell’assoluta mancanza di sensibilità e rispetto morale che la sciocca ed inopportuna espressione ingiuriosa racchiude. Una mancanza di rispetto soprattutto nei confronti delle vittime del Covid, delle loro famiglie, di quanti hanno lottato in maniera estenuante e continuano ad impegnarsi per sconfiggere questo straordinaria infezione pandemica. Così Gianluca Fracasso, presidente dell’associazione Quartiere Arco, «Prima ancora di essere contradaioli, presidenti o atleti, siamo impegnati nel Gonfalone come educatori, soprattutto in questo periodo che “forzatamente” ci sta insegnando molto e ci sta riportando ad avere attenzione per le cose importanti, spesso tralasciate o dimenticate. Il Quartiere Arco non intende prestare attenzione a questo gesto, che è da stigmatizzare. Che la nostra iniziativa sia veicolata e non vagliata: la consegna delle mascherine che abbiamo effettuato non è stata importante in se. Andare a casa di persone, trovare o donare un sorriso è stata un’emozione che ognuno di noi si porterà per sempre dentro. Non sarà un murales o qualche idiota a cancellare la sensazione di utilità sociale che abbiamo provato. Quei sorrisi e quegli sguardi -conclude Fracasso- valgono più di qualsiasi Gonfalone vinto, trofeo o sfottò». Sara Pacitto
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