Dobbiamo ripartire e in fretta, anche se la gente ha ancora paura. Si tornerà in pizzeria, al bar o al ristorante ma a quali condizioni? I locali hanno tutti adottato le misure anti contagio, ma gli scontrini staccati sono pochi.

Se la crisi si fa sentire nelle grandi città, figuriamoci nei piccoli centri di provincia dove il commercio era in affanno ancor prima del Covid. Ha riaperto dopo due mesi di stop forzato ‘Il Frantoio’, lo storico locale in via della Ripresa, nel cuore del borgo ernico. Gino che è il titolare, è lì da quarant’anni e lunedì ha riacceso forno e fornelli. Ma l’umore è ancora basso. Nulla sarà come prima.
Dopo aver dedicato i suoi anni migliori alla ristorazione è deluso. Si aspettava di più, invece la paura di non farcela lo costringe a riflettere sul futuro. Il Frantoio non è solo una pizzeria: generazioni di ragazzi sono passati da Gino che è un’istituzione. Eppure questa ripartenza non è come se l’aspettava. Ci vorrà tempo prima di tornare a riempire il locale, intanto l’affitto da pagare e le bollette che continuano ad arrivare gli tolgono il respiro.
Quando è stato l’ultimo giorno di servizio?
L’8 marzo, festa della donna, è stata l’ultima serata. Dopo abbiamo chiuso.
In termini economici quanto avete perso?
Come incasso certificato parliamo di 75 mila euro, un danno enorme! Mi sono trovato con le scadenze in corso, ho pagato anche i fornitori e tutte le bollette che sono comunque arrivate
Avete ricevuto sostegno dal Governo?
Le famose 600 euro che sono servite a poco
Come vi siete organizzati per ripartire?
Ho sanificato tutto il locale, l’ho anche ristrutturato. Ho comprato prodotti igienizzanti, ho distanziato i tavoli. Se prima aveva 140 posti a sedere, adesso circa 45. Ieri ho aperto il locale, eravamo tutti emozionati. Sono venute 4 persone. La gente ha ancora paura e non si fida.
E con il servizio da asporto?
Abbiamo ripreso con servizio da asporto lo scorso 4 maggio. Anche in questo caso siamo riusciti a fare ben poco. Il sabato e la domenica ci proviamo, ma gli altri giorni ci ordinano al massimo due pizze a portar via. Nemmeno conviene!
Come avete gestito il personale?
Sono tutti sotto cassa integrazione. Al momento sto lavorando in famiglia, non possiamo permetterci altro. Abbiamo anche l’affitto da pagare. I locali in realtà sono due, insieme al Frantoio abbiamo L’Altro Frantoio (in piazza) gestito da mio figlio che però non ha ancora aperto perché tenerne due in piedi è inutile.
Quali preoccupazioni per il futuro?
Viste le condizioni sarà molto difficile. Sono uno che non si abbatte, ma ora ho tanti dubbi e mi dispiace aver coinvolto mio figlio. Quello di cui molti non parlano sono le conseguenze psicologiche che per noi imprenditori sono devastanti. Ci sentiamo abbandonati.
Gino continuerà a restare aperto. Ci spera in un futuro migliore, dopo anni di sacrifici lo deve alla sua famiglia e a se stesso.