(di Anna Ammanniti) La dott.ssa Serena Cerri, specializzata in Microbiologia e Virologia è tornata a parlare dei test sierologici. Cosa sono, le loro criticità e perché non sono stati utilizzati fin dall’inizio della pandemia. Spiega la dottoressa che è stata una delle prime in Italia ad avvalersi dei test sierologici nella lotta contro il Coronavirus.
Nella Fase 2 dell’emergenza epidemiologica Coronavirus, l’arma più utilizzata per arginale il malefico virus è diventata il “test sierologico”. Solo individuando ed isolando gli asintomatici si può evitare una nuova impennata dei contagi. La dott.ssa Cerri nel Centro Salute Madonna delle Rose a Piglio già dal mese di marzo effettua test sierologici, in collaborazione con il sindaco Mario Felli sono riusciti fin da subito ad arginare la diffusione del virus. La dott.ssa aveva affermato che i test sierologici erano indispensabili nella lotta contro il Covid. Dal suo primo intervento è passato circa un mese ed ora in Italia l’utilizzo dei test sierologici è diventato una chiave vincente per evitare l’impennata dei contagi e per aver un buon monitoraggio della popolazione. “Abbiamo necessità di monitorare in tempi brevi e con costi bassi la popolazione. I test sierologici hanno delle criticità così come ce le hanno tutte le metodiche diagnostiche a nostra disposizione, in una qualsiasi tipo di patologia per la quale dobbiamo fare diagnosi, ci avvaliamo di tutti i mezzi a nostra disposizione, facciamo l’anamnesi e una valutazione clinica e poi utilizziamo i test a disposizione che sia il test radiologico, di biologia molecolare o sierologico. Non capisco questa demonizzazione di un test che poteva essere utilissimo! Non esiste patologia che possa essere diagnosticata utilizzando un test secco come stiamo facendo noi con il test di biologia molecolare. Con i test sierologici è stato dimostrata la profonda criticità dell’utilizzo del tampone di biologica molecolare, che sembra avere una percentuale di errore abbastanza alta, come evidenziato da molti medici. Un 50% di falsi negativi sul tampone non creano meno problemi di quelli che possono creare i test sierologici, che ovviamente hanno dei limiti.” La dottoressa Cerri ha spiegato che la sierologia ha dei limiti, perché lo studio della patologia e quindi lo studio della cinetica degli anticorpi è uno studio che viene in seguito. “Stiamo combattendo contro un virus che non conosciamo e poter capire che tipo di anticorpi si producono, in quanto tempo si producono, capire quale sia la loro efficacia, capire per quanto tempo rimangono, capire se danno immunità, sono risposte che arrivano nel tempo. Siamo partiti da test immessi sul mercato dai cinesi e stiamo studiando a livello mondiale per cercare di avere quante più informazioni possibili. Secondo me l’errore è stato quello di non affiancare da subito i test sierologici alla biologia molecolare, perché l’uno avrebbe compensato l’altro!” In effetti la dottoressa già un mese fa aveva spiegato che per avere una completezza di diagnosi necessitava affiancare le informazioni dedotte dalla sierologia alla biologia molecolare. I fatti le hanno dato ragione. Ma come mai si è aspettato così tanto per l’utilizzo dei test sierologici? La dott.ssa Cerri ha spiegato che i motivi sono tanti, oltre a quelli legati a fattori economici per un protocollo che all’inizio era stato improntato sulla biologia molecolare, c’erano anche delle problematiche sulle quali molti microbiologi sono stati diffidenti fin dall’inizio. “L’oggettiva difficoltà nel sapere se i test effettivamente andavano a rilevare degli anticorpi che fossero neutralizzanti, ossia se la loro produzione a contatto con il virus c’è ed è rilevabile con un test sierologico. Fare questi test e dare l’illusione al paziente di essere immune quando non se ne aveva ancora la certezza, poteva essere un rischio importante, che molti preferivano non correre all’inizio. La soggettività anche nell’interpretazione dei dati, i primi test a disposizione erano su sangue capillare e test qualitativi, molti si sono dimostrati inattendibili. Purtroppo anche dei meccanismi economici hanno permesso che molti di questi test inattendibili venissero immessi sul mercato e hanno un po’ inquinato quella che poteva essere l’attendibilità del test, rallentando il loro utilizzo. Prima che venisse fatta chiarezza sulla loro attendibilità, si è perso troppo tempo. Una cosa che ho notato facendo i test sierologici è che c’è differenza nella produzione di anticorpi tra asintomatici e sintomatici, oltre il fatto che c’è ritardo nella produzione delle immunoglobuline, in particolare di quelle IGM, rispetto ad altre patologie che già conosciamo. Questo dava delle problematiche nell’interpretazione del risultato.” La dott.ssa ha spiegato che la produzione di anticorpi solitamente a contatto con un’infezione virale è di immunoglobuline IGM, nel momento in cui inizia la risposta all’infezione virale da parte del paziente. “Poi si producono le immunoglobuline IGG che permangono nel tempo e dovrebbero dare l’immunità, la IGM in alcuni pazienti sembra essere prodotta on maniera rallentata rispetto ad altri tipi di virus che conosciamo. Questo fatto in relazione alla bassa sensibilità di alcuni test nel rilevare le immunoglobuline IGM rispetto alle IGG, dava un difetto nell’interpretazione.” La dott.ssa facendo test sierologici da tre mesi ha riscontrato che pazienti con immunoglobuline IGG positive, possono avere IGM negative ma avere carica virale positiva, quindi il paziente deve stare comunque attento e non sentirsi non infettivo. “Chi ha test sierologico positivo non deve sentirsi immune per due motivi. Non si ha la certezza che si producano anticorpi neutralizzanti protettivi e gli anticorpi non perdurano nel tempo. È importante sapere che non abbiamo certezze che le recidive non siano dovute alla capacità del virus di cronicizzare, dunque di restare attivo anche in pazienti che risultano negativi al tampone, ma in realtà non lo sono!” La dott.ssa Cerri raccomanda di fare i test sierologici solo in laboratori con personale specializzato in grado di spiegare e gestire adeguatamente i risultati. Anna Ammanniti
