Frosinone – Chef in quarantena tra ricette tradizionali e progetti per il futuro

Alessandra Cinelli
5 MIn Lettura
Emanuela Crescenzi scrittrice, blogger, mamma e ‘chef in tacco 12’. La sua passione per la cucina è nata quando era ancora una bambina.

‘Vedevo mia nonna “creare” con le mani pane, pizza, pasta, gnocchi e mi divertivo ad aiutarla’. Poi negli anni ha messo in pratica i ricordi d’infanzia. Tutto è iniziato sulla riviera Romagnola dove Emanuela andava a fare ‘le stagioni’. ‘Le donne anziane di quella terra mi hanno insegnato molte cose e soprattutto l’importanza di tramandare i piatti della tradizione. Così è iniziata la mia missione: evocare ricordi con i piatti’. Cosa vuol dire per te cucinare? Cucinare significa donare una parte di me stessa agli altri che sia cibo, esperienza, ricordi o emozioni cambia poco: l’importante è non cucinare per business ma avere una missione. Oggi chef in quarantena, sopravvissuta? Purtroppo come tanti miei colleghi mi ritrovo in quarantena forzata, con tutte le conseguenze del caso: ansia sul domani, su cosa sarà e diventerà il nostro lavoro, eventi annullati fino a data sconosciuta. Tante incognite e tanta voglia di indossare nuovamente la mia giacca per sporcarla. Sono sopravvissuta ringraziando Dio, ma sopravvivere non significa vivere e la consapevolezza di perdere giorni sopravvivendo fa più male della crisi. Ogni giorno sui social una ricetta diversa. L’idea per un nuovo libro? Cucinare mi rilassa e mi ha aiutata a superare questa emergenza. Cercare ingredienti senza uscire di casa, contando i centesimi da spendere quando non si lavora e sentirsi anche un po’ in colpa, mi ha aiutata a non pensare al peggio. Il terzo libro doveva uscire prima di Pasqua, è pronto ma come tutto il resto è in standby. Uscirà comunque a breve. Non so se vorrò ricordare questo periodo in un prossimo libro, vedremo. Qual è la ricetta che ti ha dato più soddisfazione? Sono le nostre ‘sagne e fagioli’ che mi hanno fatta conoscere in tutta Italia ed anche in Cina la scorsa estate, non dimenticherò mai l’espressione di una bimba cinese quando le ha assaggiate. Cosa vuol dire cucinare quando non si hanno amici da invitare o clienti al tavolo che aspettano? Cucinare solo per me è stata molto dura, cucinare è donare una parte di sé agli altri e quando questo viene meno si perde la motivazione. Dirmi da sola che un piatto è riuscito bene non è come sentirselo dire dagli altri che siano amici o clienti. A fine serata, quando si lavora, anche un solo complimento riesce a cancellare tutta la fatica. Gli italiani hanno riscoperto il piacere di cucinare. Ci voleva questa emergenza? Gli italiani in questo periodo hanno riscoperto la cucina e la manualità nel fare pane e pizza. Avendo tempo libero a disposizione è stata soprattutto una necessità che è ben diversa dalla passione. Una moda che verrà messa da parte ad emergenza finita. Lo dico con un pizzico di egoismo Il settore della ristorazione è oggi fortemente in crisi. Un messaggio ai tuoi colleghi. Sarà dura ma dobbiamo sperare per il meglio. Lo so che le spese non si pagano con i sogni ed è per questo che chiedo a tutti i clienti, di tutti i locali, di darci ancora la possibilità di offrire serate spensierate davanti a un buon piatto, come abbiamo sempre fatto. Ai miei colleghi chiedo di rivalutare il modo di fare cucina prediligendo il km0, evitando gli sprechi perché dopo un periodo di fame come questo, ognuno di noi darà più valore ad un semplice piatto di spaghetti al pomodoro o a una minestra di pane. La mia ricetta per ripartire è proprio questa: creare piatti con ingredienti poveri, riducendo al minimo le spese, insegnare ai bambini che una fetta di pane e olio è più sana delle merendine industriali. Progetti per il tuo futuro? Con la paura che ancora ho per questo virus è già tanto pensare al futuro. Spero che il mio libro esca presto e spero di lavorare come e più di prima. Di arrivare a sera stanca ma circondata dall’affetto delle persone che apprezzano il mio lavoro.
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