La vita non aspetta e le nascite di questi mesi sono un grido di speranza tra dolore e privazioni.

Ma venire al mondo nel bel mezzo di una pandemia non è cosa semplice e i dubbi aumentano, soprattutto se si tratta del primo figlio. Dove andare a partorire? Si entrerà in sala parto sole? Ci ha aiutati a fare chiarezza il prof. Giancarlo Paradisi, primario della divisione di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale “Fabrizio Spaziani” di Frosinone.
Quale iter è stato attivato per i parti in questa fase di emergenza?
<Le prime direttive emanate sono servite ad identificare gli ospedali Covid. E’ quindi seguita una fase strategica: sono state fatte scelte mirate per proseguire in attività straordinarie e tra queste anche il parto. Con gli addetti ai lavori ci siamo attrezzati per lasciare gli ambulatori aperti per le attività diagnostiche e per il percorso nascita>.
Parliamo proprio del ‘percorso nascita’ che è anche quello più delicato
<Abbiamo trovato soluzioni che ci permettono oggi di lavorare in totale sicurezza, anche in previsione di gravidanze Covid. E’ stato quindi liberato un reparto, creato un percorso differente e con autonomia di trattamenti ideali per le mamme positive. Tutto è separato: stanze singole e sale visite apposite. Trovandosi il nostro reparto all’ultimo piano, abbiamo avuto la possibilità di muoverci anche più liberamente rispetto ai colleghi di altri reparti>.
Ci sono stati, ad oggi, casi di mamme Covid positive?
<Non abbiamo avuto accessi Covid, ma anche se dovessero esserci siamo pronti ad operare nella massima sicurezza>.
Come rassicurare le future mamme?
<Anche solo pensare che un ospedale Covid sia un punto di rischio è fantasia. In realtà non è così, abbiamo percorsi liberi da tutto il resto, il reparto si trova al sesto piano dello Spaziani e non ha contatti con gli altri. Tra l’altro stiamo facendo il test a tutte le nostre pazienti, anche a quelle asintomatiche e questo ci permette di avere garanzie ulteriore>.
Sarà possibile prossimamente avere un parente in sala parto?
<Nel momento in cui la Regione ha dato direttive precise tra cui anche quella di evitare l’ingresso di parenti in ospedale, ha lanciato un messaggio chiaro. Sia i pazienti che gli operatori noi li stiamo testando tutti. Perché rischiare di vanificare ogni sforzo consentendo l’ingresso a mariti o parenti? La presenza di un solo individuo esterno Covid positivo (magari a sua insaputa), andrebbe a sconvolgere un equilibrio che è già delicatissimo. Se si parla di distanziamento sociale, bisognerà adattarsi anche negli ambienti ospedalieri che sono i più delicati. Chi come noi fa questo lavoro deve avere una visione dall’alto e dall’alto bisogna capire che siamo tutti possibili portatori, condividere la presenza di ‘esterni’ con le donne che travagliano, in termini di sicurezza, non è il massimo>.
Un messaggio di speranza?
<Noi continueremo sempre ad essere contenti di fare questo tipo di lavoro. Speriamo che ci siano delle riaperture anche sulle attività non indifferibili e di tornare presto ad una pseudo normalità>.