(di Marisa Panacci) Stiamo vivendo, tutti, una situazione che ci accomuna. Per alcuni aspetti il Coronavirus ci ha uniformati: nel “IORESTOACASA”, nel sacrificio, nello sconforto, nel dolore, nella consapevolezza della nostra impotenza, nell’incertezza del futuro più prossimo, nel mettere in atto meccanismi assopiti di adattamento.
“Da settimane sembra che sia scesa la sera…ci siamo ritrovati impauriti e smarriti…la tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti…pone allo scoperto tutti i propositi di “imballare” e dimenticare ciò che ha nutrito l’anima… Con la tempesta, è caduto il trucco di quegli stereotipi con cui mascheravamo i nostri “ego” sempre preoccupati della propria immagine..” Parte della bellissima omelia di Papa Francesco, ci fa riflettere su quali fondamenta costruiamo la nostra vita se, all’improvviso, di fronte alla tempesta, ci troviamo denudati della nostra immagine, del nostro potere e privi di forza interiore, subentra la paura. Sono passati tanti giorni e ne passeranno altri…ci ritroviamo a fare i conti con noi stessi e con chi ci sta vicino, accorgendoci maggiormente dei pregi e dei difetti di ognuno. Questo periodo di “isolamento”, di lontananza dai rapporti sociali, amichevoli, dal lavoro, dagli affetti, è come se ci avesse tolto quella dinamicità di interessi che riempie la nostra vita quotidiana o meglio riempiva! Stare in casa, non poter uscire liberamente, non poter intessere relazioni interpersonali, sembra aver spento ciò che, per il genere umano, è la forza maggiore: il bisogno di appartenenza. E’questo che bisognerebbe ricreare nel nostro piccolo viver sociale. Dovremmo approfittare di questo momento di stasi per riflettere, dapprima, sull’efficacia della nostra comunicazione intrapersonale come una sorta di dialogo intimo e poi, in un secondo momento, su quella interpersonale. Dovremmo distogliere, temporaneamente, la nostra attenzione dall’altro per ritrovare o rafforzare la capacità di relazionarci con noi stessi, assaporando ritmi più lenti per riscoprire il vero significato della nostra esistenza, dando valore ai nostri comportamenti, sperimentando, verso se stessi, i benefici della gentilezza, della sincerità, del volersi bene, dell‘umiltà, dell’ascolto, di quanto è importante capire chi siamo attraverso un contatto autentico e profondo con se stessi, libero da schemi e pregiudizi che risultano essere dei limiti per stabilire le relazioni umane, acquisendo una maggiore consapevolezza che la solitudine è una ricchezza, aiuta a valorizzarci ad essere più positivi e propositivi. Riscopriremo che l’empatia è indispensabile per la comunicazione, la collaborazione e la coesione sociale e che “i rapporti sono una sorgente di interesse e di nutrimento affettivo e spirituale” (Piero Ferrucci). Saremo più pronti a ricostruire i rapporti interpersonali. Impareremo a dare più valore al nostro spazio prossemico. In tal modo tutto ciò che vediamo nell’altro, dai pregi ai difetti, combinazione che fa di noi quello che siamo, diventa elemento indispensabile per una sana e duratura convivenza civile, di coppia, tra genitori e figli, tra fratelli. Dott.ssa Panacci Marisa (Pedagogista clinico)
