Per diversi giorni nei nostri articoli avevamo garantito l’anonimato per tutelare la famiglia della giovane alatrense residente a Roma da anni. Oggi, tuttavia, il caso è diventato nazionale in quanto la staticità della situazione sta portando ansia e preoccupazione ai nostri concittadini isolati nell’isola spagnola. Diversi amici e parenti da Alatri e Roma stanno inviando email all’Unità di Crisi per attenzionare il caso soprattutto per la presenza della bimba di 21 mesi.
Lorenza, quarantenne alatrense, suo marito Davide romano e le due bimbe di due e cinque anni sono al loro ottavo giorno di quarantena nell’Hotel che doveva essere la loro metà di vacanza e che, invece, si è trasformato in una prigione da lunedì scorso quando, aprendo la porta della propria stanza hanno trovato un cartello che li avvisava di non meglio specificati problemi sanitari che avevano portato all’isolamento dell’edificio. Di corsa alle finestre, i due avevano visto cordoni di poliziotti spagnoli con armi spianate, camionette, transenne, come si trattasse di una guerra. Da quel momento, a parte le notizie arrivate dal web e dagli amici in Italia, non hanno avuto notizie per due giorni, ma neanche cibo e pannolini per le bambine. Per fortuna poi la situazione si è stabilizzata e hanno potuto almeno uscire di stanza mangiare nel ristorante interno riaperto grazie ai tanti volontari tra cuochi e camerieri rientrati per aiutare i turisti. Ma le cose stanno andando per le lunghe e dalla Farnesina, dapprima molto presente via mail e telefono, non arrivano novità e non si parla assolutamente di rimpatrio. Ma la cosa assurda è che agli italiani non vengono fatti nemmeno i test per sapere se sono contagiati, tranne misurare la febbre. E gli sarebbe stato detto che dal 10 o 11 marzo se negativi potranno andarsene … ma a spese loro e oltre al fatto di aver già buttato molto denaro per la vacanza saltata, il problema è che i voli diretti ci sono solo nel fine settimana, e costano moltissimo. Insomma una situazione in cui nessun cittadino italiano dovrebbe ritrovarsi. <<La nostra paura – raccontano Lorenza e Davide ormai evidentemente fiaccati– più grande è che siamo rinchiusi nell’Hotel dove ogni tanto esce un caso positivo quindi sentiamo una fortissima pressione ed ansia. In più l’idea che se uno di noi due dovesse ammalarsi o entrambi le nostre bambine andrebbero in mano a non si sa chi non ci fa dormire. Tra l’altro siamo molto amareggiati per le bugie che si leggono sui social alimentati da alcuni siti di fake che parlano di noi come vacanzieri postando anche foto false. Se davvero sapessero cosa stiamo vivendo …vorrei vedere uno di loro qui. I primi giorni non abbiamo neanche mangiato, comprese le bimbe. Non avevamo più pannolini. Non ci hanno ancora fatto alcun test medico tranne la temperatura. Non possiamo uscire dal recinto dell’albergo. Giriamo con mascherine che al primo movimento si lacerano. E gestire due bimbe, farle stare calme, spiegare la situazione che stiamo vivendo senza l’aiuto di nessuno non è facile. Anzi comincia a diventare un incubo. Vorremmo tornare in Italia, proseguire a casa o in qualsiasi posto ci diranno la quarantena ma almeno siamo in Italia e per le bimbe ho la famiglia. Come mai gli altri stranieri come gli inglesi fanno i test e se negativi ripartono???Ringrazio gli amici italiani che ci stanno supportando a distanza, ora anche con la catena di email all’unità di crisi che è stata una iniziativa spontanea. Noi non vorremmo creare problemi chiediamo solo informazioni e un trattamento più attento. Al posto nostro poteva esserci chiunque>>. Andrea Tagliaferri
