Editoriale – Il gioco preferito dai ragazzi? Sfidare la morte

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) I giochi all’aperto dei ragazzi negli anni 80 e 90 sono un lontano ricordo. Non c’erano gli smartphone per scaricare le app, i computer per connettersi ai social, le challenge per bruciarsi la vita.

Senza internet e chat era un’infanzia noiosa e infelice? Il divertimento era assicurato e soprattutto sicuro! Iniziava tutto con la “conta” e poi tutti pronti con il tiro alla fune, nascondino, mosca cieca, palla prigioniera, il gioco dell’elastico! Chi non ricorda “sedia comanda color”, il mitico gioco della campana, un due tre stella e poi ancora giochi come Barbie, Big Jim, le biglie di vetro con le foglioline colorate? Si andava a caccia di farfalle, o a caccia del tesoro! Chi ride prima, perde! Rubabandiera, girotondo, il gioco della bottiglia, guardia e ladri … L’allegro chirurgo era una sana botta di adrenalina! Oggi non basta più, per una “botta di vita” … bisogna morire! Nella generazione degli “hashtag” i giovani si “sballano” rischiando la vita in maniera volontaria. Davanti a un pubblico di persone, filmandosi per poi postare sui diversi canali social. Un gioco insensato che miete numerose vittime tra adolescenti e giovanissimi, lasciando nella disperazione centinaia di famiglie. Sfidare la morte è lo sport delle nuove generazioni, in un mondo pieno di stimoli dettati dal virtuale che impone ogni giorno nuove competizioni. Comportamenti estremi e pericolosi che riempiono le pagine dei giornali quasi ogni giorno, cronache piene di minorenni che sfidano la sorte cercando il brivido ad ogni costo, arrivando spesso a trovare la morte. Nascondino e mosca cieca sono stati sostituiti dai giochi della “rete”, dei social network, delle webcam in cui davanti a un cospicuo numero di spettatori, il protagonista si suicida. Il Blue Whale (la “balena blu”) è uno dei giochi in cui i ragazzi scelgono volontariamente di togliersi la vita. Un viaggio fatto di tappe dove il punto di arrivo, la fine della sfida, è uccidersi. Questo gioco ha portato alla morte di circa cento giovani in sei mesi. Ma non finisce qui, la lista dei giochi pericolosi è tristemente lunga: il DaredevilSelfie, il gioco del selfie estremo, in cui bisogna immortalarsi su grandi altezze, nelle stazioni dei treni mentre arrivano i convogli, in auto in corsa, edifici abbandonati e poi auto scattare mentre si gioca con la vita. Questo stupido gioco dal 2014 ha visto morire più di 150 persone. Morire per un selfie oggi si può! E ancora l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più meno breve, il gioco dello svenimento, le sfide al limite della sopportazione fisica, le corse folli nel cuore della notte in autostrada, tutto rigorosamente filmato e caricato in rete. Il senso di onnipotenza, il desiderio di oltrepassare il limite, quella linea che mette in serio pericolo la vita. Andare oltre per mettersi alla prova, la sfida non fa paura, neanche la morte. Le sfide postate sui social, basta un tag per accendere il bisogno di provare, cercando la botta di adrenalina. Negli adolescenti di oggi è tipica l’esigenza di visibilità che li conduce a mettere in atto comportamenti di provocazione, giochi pericolosi che consentono loro di avere stima dai coetanei. Ricercare l’approvazione altrui a tutti i costi, come se da questa dipendesse la propria esistenza e intanto fanno il viaggio della morte.  La ricerca continua delle emozioni forti, sanno che quell’azione può essere mortale, ma non eseguirla è come dimostrare di essere inferiori in un mondo. Giochi assurdi, la lista è ancora lunga, fino ad arrivare al giochino del semaforo rosso, un gioco messo in pratica a Roma in Corso Francia. Di notte si prende la rincorsa, si scavalca il guardrail correndo il più veloce possibile fino all’altra parte, fuori dalle strisce pedonali e con il semaforo verde per le auto. Si sfida la morte, in un gioco molto pericoloso, si corre tra le auto che sfrecciano a tutta! Bisogna aiutare i giovani a comprendere quanto la vita sia preziosa e aiutare i genitori ad aprire gli occhi e capire quanto le sfide sui social siano pericolose. Stare attenti ad ogni segnale di cambiamento del proprio figlio. I genitori devono ritrovare la volontà di imporre le proprie regole, anche negando quando è necessario, facendo capire che ogni essere umano ha i propri limiti e vanno rispettati. Nessuno è Superman, nessuno è un supereroe. Anna Ammanniti     .    
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