(di Anna Ammanniti) Era l’11 novembre 1961 a Kindu, nell’ex Congo belga, furono trucidati tredici aviatori italiani, facenti parte del contingente Onu inviato a ristabilire l’ordine nel Paese sconvolto dalla guerra civile. Tra di loro anche il ciociaro Armando Fabi, originario di Giuliano di Roma.
I tredici militari italiani formavano gli equipaggi dei due C-119 Lyra 5 e Lyra 33, bimotori da trasporto della 46ª Aerobrigata di stanza a Pisa. Il Belgio al momento dell’indipendenza, aveva lasciato il Congo in un completo caos politico e amministrativo. La guerra era improvvisamente scoppiata nel luglio 1960, il mese dopo la proclamazione dell’indipendenza, con la secessione del Katanga. Una guerra civile tra tre fazioni che provocò dall’agosto 1960 l’intervento dei caschi blu. I due equipaggi italiani operavano da oltre un anno nel Congo, e il 23 novembre 1961 sarebbero dovuti rientrare in Italia. La mattina di sabato 11 novembre i due aerei arrivarono alla piccola guarnigione malese dell’ONU per portare rifornimenti. Terminate le operazioni scarico dei due C-119, i tredici uomini (due equipaggi completi più un ufficiale medico) uscirono dall’aeroporto e comandati dal maggiore Parmeggiani, si portarono alla mensa dell’ONU. Gli aviatori italiani non avevano armi al seguito, verso le 16.30 stavano ancora pranzando quando furono sorpresi da militari congolesi ammutinatisi. Nell’aggressione uno degli ufficiali, il tenente medico Francesco Paolo Remotti venne ucciso, gli altri furono trascinati nella prigione della città. Nella notte dei soldati congolesi fecero irruzione nella cella dove erano detenuti i dodici aviatori italiani e li uccisero tutti a colpi di mitra. I loro corpi furono abbandonati sul posto e furono spostati poche ore dopo dal custode del carcere che, temendone lo scempio, li trasportò con un camion nella foresta fuori città e li seppellì in una fossa comune. Per giorni non si seppe nulla della sorte degli aviatori. Il 16 novembre il giornale radio delle 13 informò l’Italia su quanto avvenuto in Congo. La notizia fece il giro del mondo, mentre il Paese si strinse intorno alle famiglie dei 13 aviatori. I corpi degli aviatori furono ritrovati nelle due fosse comuni solo dopo quattro mesi. È l’11 marzo 1962 quando le salme dei caduti di Kindu arrivarono a Pisa, il rito funebre venne celebrato il giorno dopo alla presenza del Presidente della Repubblica Antonio Segni. A ricordo del sacrificio dei due equipaggi venne eretta la stele che oggi sorge all’ingresso dell’aeroporto intercontinentale “Leonardo Da Vinci” di Fiumicino. Nel 1994, è stata tributata la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria. Questi i loro nomi: Equipaggio del C-119 India 6002 (nominativo radio Lyra 5) Maggiore pilota Amedeo Parmeggiani, 43 anni, di Bologna, comandante della missione Sottotenente pilota Onorio De Luca, 25 anni, di Treppo Grande (UD) Tenente medico Francesco Paolo Remotti, 29 anni, di Roma Maresciallo motorista Nazzareno Quadrumani, 42 anni, di Montefalco (PG) Sergente maggiore montatore Silvestro Possenti, 40 anni, di Fabriano (AN) Sergente elettromeccanico di bordo Martano Marcacci, 27 anni, di Collesalvetti (LI) Sergente marconista Francesco Paga, 31 anni, di Pietrelcina (BN) Equipaggio del C-119 India 6049 (nominativo radio Lyra 33) Capitano pilota Giorgio Gonelli, 31 anni, di Ferrara Sottotenente pilota Giulio Garbati, 22 anni, di Roma Maresciallo motorista Filippo Di Giovanni, 42 anni, di Palermo Sergente maggiore montatore Nicola Stigliani, 30 anni, di Potenza
