Le considerevoli complessità della Sanità nel Lazio sono ben note a tutti: chiusure, tagli, sovraffollamento ed insufficienza di posti nei reparti, mancanza di attrezzature e materiale, non fanno bene all’immagine del sistema sanitario nostrano ma soprattutto mettono in difficoltà chi lavora nei presidi.
Sono tantissime le notizie di casi con epilogo tragico che si verificano; la stampa, locale e nazionale, ci ha abituati a vedere corsie piene di malati, distesi sulle barelle, lungo i corridoi. Ma non esiste solamente questo: molto spesso dietro dette “cartoline” c’è la realtà del personale medico e degli operatori sanitari che, nonostante le innumerevoli criticità, ci mettono il loro infinito impegno per rendere al massimo nelle prestazioni rivolte agli utenti. Un plauso, quindi, alla straordinaria professionalità di tutto il personale del Pronto Soccorso del presidio ospedaliero “SS Trinità” di Sora. Una testimonianza genuina, la gratitudine di una fruitrice che si è sentita “a proprio agio” nell’unità operativa. Niente lasciato al caso: l’accettazione, le visite, la stabilizzazione del malato, gli accertamenti diagnostici, l’osservazione nella breve degenza, il dialogo con i pazienti. Il coordinamento del reparto, l’intesa tra colleghi, l’ambiente sereno, l’organizzazione meticolosa e la collaborazione dei medici e poi con tutti i collaboratori, al fine di garantire un’assistenza di alta qualità nel minor tempo possibile, rivolta alla prevenzione ed alla riduzione del rischio clinico. La scrupolosità e la cordialità di chi ci mette il cuore nell’esercizio del proprio impiego, non un lavoro bensì una missione. Un particolare e sentito ringraziamento al dr. Pierluigi Cocciolo, senza nulla togliere all’intero team dell’U.O.C.: gli operatori del 118, gli operatori sanitari, i tirocinanti. È doveroso riconoscere il senso di responsabilità radicato nella qualità delle prestazioni quando il servizio stesso è minato dalle difficoltà dovute alla poca attenzione del sistema. Sara Pacitto
