Uno scontro a distanza, generato dai rifiuti provenienti da Roma a pochi giorni dall’assemblea Saf che dovrà deliberare il bilancio.
“Il voto su cui sono chiamati a esprimersi i Comuni, nella prossima assemblea Saf – ha dichiarato sabato pomeriggio il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani – non è un voto politico nei confronti di Zingaretti o di Raggi. Il no ai rifiuti provenienti da Roma è un voto contro una finta emergenza che viene invocata dalla Capitale ogni estate, pur sapendo bene che, in assenza di programmazione su discariche e siti, si arriva sempre a portare i rifiuti nelle altre province del Lazio, e soprattutto a Frosinone. È come se un malato, per 11 mesi all’anno, non si curasse con i farmaci prescritti dal proprio medico ma, allo scattare del dodicesimo mese, si recasse al pronto soccorso, dicendo di essere stato colpito da un improvviso abbassamento dei propri valori. Del resto, sia la Raggi che il ministro Costa, in settimana, hanno detto chiaramente di essere in grado di sostenere, sotto il punto di vista finanziario, lo smaltimento dei rifiuti di Roma, anche fuori dall’Italia e, quindi, a questo punto, non si tratta più neppure di una vera emergenza ma, semplicemente, della solita gara ad accaparrarsi più rifiuti possibili da parte delle ‘lobby della monnezza’. È inutile, quindi, che una parte del Pd stia cercando, ancora una volta, di mettere il prosciutto sugli occhi dei Comuni, inventandosi l’ennesima chiamata alle armi in difesa della bandiera a cui non crede più nessuno, perché ormai la vera domanda è quella se considerare o meno i rifiuti unicamente come opportunità di business, o come attività obbligatoria solo per esigenze della comunità provinciale, ritornando allo spirito originario per cui venne creata la Saf. Mi chiedo, invece, cosa sarebbe successo se questi stessi personaggi avessero ricoperto, in passato, anche un ruolo politico o imprenditoriale a Taranto: con la loro testa, sarebbero stati capaci di portare anziani e bambini davanti agli altiforni dell’Ilva, in gita turistica, facendo credere loro che si trattava di vulcani artificiali creati per riscaldare la città nel periodo invernale”.
Ma la replica di Migliorelli non si è fatta attendere ed è stata fornita alla stampa nella tarda mattinata di oggi. “La Saf non fa business”, ha esordito Migliorelli. “Ciò nonostante, trattandosi di una società per azioni a totale partecipazione pubblica, essa è amministrata in ossequio ai criteri di economicità, continuità, autonomia ed efficienza per assicurare il mantenimento degli equilibri finanziari, della gestione sana e trasparente e anche, nell’esercizio appena concluso, il bilancio in attivo. Queste attività sono di esclusiva responsabilità della governance. Le parole del sindaco di Frosinone mi ricordano la favoletta della volpe e dell’uva. Li dove la volpe non arriva, dice che l’uva è acerba. Ricordo quando il sindaco del capoluogo venne in assemblea, l’anno scorso, ad asserire che la Saf era una società tecnicamente fallita. A distanza di un anno riproponiamo un utile importante e livelli di affidabilità invidiabili per un’azienda operante nel settore dei rifiuti. D’altronde, non invidio Nicola Ottaviani che si trova ad amministrare una delle città più inquinate di Italia come qualità dell’aria, senza che il passare degli anni abbia migliorato tale posizione non certo invidiabile. Una gestione oculata, attenta e responsabile è la missione quotidiana di chi amministra la Saf e gli utili conseguiti – certificati nel bilancio che sarà sottoposto all’attenzione della prossima assemblea dei sindaci – non saranno impiegati per speculazioni di sorta, né per la distribuzione di dividendi, ma piuttosto per garantire un sempre più elevato indice di tutela ambientale e di performance dell’impianto in un settore strategico per la collettività provinciale, senza peraltro chiedere apporti economici ai soci. Saf, nella piena e convinta consapevolezza della necessarietà di recepire e applicare le linee guida dell’economia circolare, dopo l’approvazione da parte dei soci del Piano Industriale 2018 – 2022, si avvia verso un processo di ammodernamento che rivoluzionerà gli attuali sistemi di trattamento dei rifiuti in Ciociaria e che trasformerà il Tmb in moderna Fabbrica delle Materie. Una rivoluzione che, ricordo a me stesso, è stata deliberata dall’organismo sovrano della Saf, cioè da quella assemblea dei sindaci che, appena un anno fa, autorizzò la società a ricevere e trattare una minima parte dei rifiuti prodotti dalla Capitale i cui scarti, ritengo opportuno ribadirlo, dopo la lavorazione tornano a Roma, per la precisione nella discarica di Colleferro. Evocare, infine, l’incubo del disastro ambientale e sanitario che ha segnato dolorosamente un altro territorio del nostro Paese è una semplificazione gratuita almeno irriguardosa nei confronti di quella comunità ferita, ma anche immeritata rispetto al puntuale, rigoroso e responsabile impegno quotidiano della Saf, della sua dirigenza e dei suoi lavoratori che, giorno per giorno, garantiscono lo svolgimento delle attività industriali in un contesto di assoluta sicurezza e di massima attenzione al contesto ambientale e per la salute pubblica dei cittadini residenti nel comprensorio sul quale insiste l’impianto. I cancelli dello stabilimento di Colfelice sono sempre aperti, anche a beneficio di quanti – sarebbero i benvenuti – volessero percorrere una trentina di chilometri per verificare di persona, sul posto e senza intermediazione alcuna la veridicità di tale affermazione. Concludo ricordando che ottemperare all’ordinanza del Governatore del Lazio non è stato solo atto dovuto, ma anche testimonianza di solidarietà, in un momento drammatico, per una città che tra i suoi residenti, o comunque tra le sue presenze quotidiane, annovera una vastissima schiera di ciociari che si recano a Roma per lavoro e per studio, per ricevere cure mediche o anche semplicemente per turismo”. Ma nel botta è risposta c’è entrato anche il Presidente del consiglio comunale di Frosinone, Adriano Piacentini che alle 15 ha risposto al presidente della Saf. “Credo che Migliorelli possa dire di aver conseguito un risultato unico nella storia delle imprese pubbliche – ha dichiarato il presidente del Consiglio comunale di Frosinone, Adriano Piacentini – trasformando la Saf in una azienda che potrebbe eventualmente fare invidia alla peggiore mentalità dell’Ilva di Taranto. Quando, infatti, alcuni anni fa, i comuni della provincia di Frosinone decisero di chiudere il ciclo dei rifiuti in modo virtuoso, consorziandosi per arrivare al pareggio dei costi, mai avrebbero pensato di portare avanti solo la logica del profitto, in aggiunta all’ulteriore depredamento del territorio, con i rifiuti provenienti da Roma e da altre parti d’Italia. Se valesse questa logica, non mi scandalizzerei se Migliorelli decidesse di lanciare anche un’Opa (offerta pubblica di acquisto) per acquisire l’uranio impoverito e gli altri rifiuti radioattivi che neppure l’Albania accetta più di trattare, giustificando il tutto con una motivazione che, con la sinistra autentica, non ha nulla a che fare, ossia quella del profitto sempre e comunque. Potremmo dire che, per Migliorelli e per coloro che vogliono portare da noi i rifiuti da mezza Italia, valga il vecchio principio ‘romanistico’, e non romano, secondo il quale pecunia non olet, anzi, meglio se non olet sed oleat. E il tutto, stranamente, avviene quando il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani, ha ricordato, di recente, come sia la Raggi che il ministro Costa hanno dato la loro disponibilità a portare i rifiuti di Roma all’estero, coprendo i relativi costi. Migliorelli, inoltre, dimostra di non conoscere per nulla neppure il territorio grazie al quale percepisce una parte dei suoi lauti emolumenti mensili, perché finge di non sapere che l’Ispra ha certificato un abbassamento dei livelli di inquinamento dell’aria, negli ultimi cinque anni, nel capoluogo, pari al 20%, grazie ai provvedimenti adottati dall’amministrazione Ottaviani. Spero, però, che uscendo dal casello dell’autostrada, possa dirigersi almeno una volta nella zona di via le Lame, magari di sera, al tramonto del sole, e che qualcuno gli possa spiegare che quella collina di circa 50 metri di altezza non è naturale ma artificiale. È la discarica realizzata alcuni decenni fa dai suoi compagni che, sempre con la scusa delle ‘emergenze’ in giro per l’Italia, hanno posizionato su quella zona, a 100 metri da un affluente del Sacco, 650.000 metri cubi di rifiuti, ricevendo in cambio pochi spiccioli, senza considerare le gravi ricadute sull’ambiente e sulla salute che sta scontando, ancora oggi, l’intera valle del Sacco”.