(di Anna Ammanniti) Ci sono sbarchi di migranti che fanno notizia e altri che passano inosservati. Migranti di serie A e migranti di serie B? Questo è ciò che è saltato agli occhi dopo la faccenda Sea Watch e tutto quello che ne è scaturito.
I protagonisti: due capitani, la terra contesa: Lampedusa, le vittime: i migranti. Quando si incrociano due personaggi che rasentano “l’arroganza” non può che finire male e questo è accaduto in questi giorni in Sicilia. “Porti chiusi” come ha ordinato il ministro degli interni Matteo Salvini, con il decreto sicurezza bis, pensato tra le altre cose per contrastare l’immigrazione illecita e regolare il transito e la sosta di navi nel mare territoriale. Il decreto va ad aggiungersi all’ancora operativa legge Bossi – Fini. Succede però che l’ONG tedesca Sea Watch attende diversi giorni al largo delle coste di Lampedusa l’autorizzazione per sbarcare in Italia 41 migranti. Il capitano della nave tedesca Carola Rackete, naviga appena al di fuori del limite delle acque territoriali italiane per rispettare il divieto di ingresso, di transito e sosta emesso da Salvini. Il governo italiano in un primo momento chiede alla Sea Watch di riportare le persone soccorse in Libia. Ma nessun richiedente asilo può tornare, secondo il diritto internazionale, nel paese dove ha subito abusi e violenze. La convenzione di Amburgo del 1979, prevede l’obbligo di prestare soccorso ai naufraghi e di farli sbarcare nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica al luogo del salvataggio sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. Non si è ben capito perché il capitano Rackete non ha subito attraccato a Lampedusa, visto che comunque dopo lo ha fatto con prepotenza e non rispettando le leggi italiane. È rimasta a girare a largo per ben 17 giorni! Solitamente un capitano porta in salvo i naufraghi in poche ore e non in tanti giorni, se non può attraccare in un porto va via in un altro. Poi il 29 giugno il capitano della Sea Watch decide, invocando lo stato di necessità, di forzare il blocco ed entra nel porto di Lampedusa. Ma dal Viminale il giorno dopo fanno sapere che “Nessuno dei 41 immigrati scesi dalla Sea Watch presenta malattie o problemi particolari come scabbia o disidratazione. Resta quindi da capire a cosa si riferisse l’ONG per giustificare l’attracco non autorizzato”. Nella manovra di attracco intanto il capitano sperona una motovedetta della Guardia di Finanza. Carola Rackete è stata arrestata in flagranza di reato dai finanzieri. E’ accusata di resistenza a nave da guerra, non si è fermata all’alt, tentato naufragio e potrebbe essere iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Entrando nelle acque italiane sfidando il divieto del ministro Salvini dovrà pagare una multa prevista fino a 50mila euro (tranquilli però i soldi alla onlus non mancano, c’è pure una colletta in atto per pagare la cauzione). La nave è stata sequestrata. Arrabbiato dal gesto della tedesca, Salvini dichiara che un atto di guerra non può rimanere impunito e difendere i confini nazionali non è un diritto ma un dovere. Il fatto però è che gli sbarchi a Lampedusa sono sempre continuati e i porti non sono mai stati chiusi. Perché tanto clamore per questi 41 immigrati sulla Sea Watch quando ne arrivano decine ogni giorno su gommoni ? Il modo di agire del Ministro degli Interni sembra essere solo un grosso gioco mediatico, a conti fatti gli sbarchi continuano ad esserci, cosa è cambiato? A Lampedusa solo nell’ultimo mese sono arrivati circa 300 migranti, altro che porti chiusi! Per far valere le proprie proposte in Europa bisogna essere presenti e il ministro Salvini e i suoi, a quanto pare, avrebbero saltato sei votazioni su sette e quindi se hai già un gruppo che conta solo 51 votanti su 752 in Commissione Europea, poi neanche ti presenti…. Il “mare nostrum” è stato da sempre un crocevia infinito di interessi economici e strategici. Da quando in Libia si combatte la guerra civile, le organizzazioni criminali dedite al traffico di essere umani hanno instaurato un business multi milionario. E questo sulla pelle delle persone caricate su imbarcazioni di fortuna, dirette sulle coste italiane che a volte non riescono a raggiungere, morendo in centinaia in mare. Durante il tragitto i migranti subiscono abusi e per pagare il viaggio spesso sono costretti a passare un periodo in Libia come lavoratori schiavi. Perché i governi non contrastano il fenomeno? In base a queste considerazioni l’Italia ha concluso degli accordi con il governo libico per limitare le partenze dalle coste tripolitane. L’immigrazione è divenuto il tema cruciale della politica nazionale di ogni Paese europeo. Le imbarcazioni cariche di migranti continuano a partire senza sosta e continuano ad arrivare indisturbati. Un esperto di mare, protagonista di diversi salvataggi, ha spiegato che quando si soccorre qualcuno non si aspettano giorni e giorni in mare prima di attraccare a un porto. Si contano le ore e non i giorni, generalmente queste navi si fermano in una piccola fascia d’acqua internazionale, in attesa degli scafisti. Una volta in quella fascia di acqua si pescavano pesci, ora si pescano gli esseri umani. Di salvataggi in mare di immigrati ce ne sono di continuo, nel totale silenzio, vengono messi sulla nave e portati in salvo nelle capitanerie … e fine della storia. Invece a causa di “un gioco” politico pubblicitario e di denaro, spesse volte si tira su la polemica, per portare confusione, per sollevare polveroni. Questo è il caso della Sea Watch. Anna Ammanniti
