Giorgio Alessandro Pacetti ex presidente della Consulta dei Comitati Pendolari del Lazio, parla della difficile situazione che regna nel trasporto regionale
Tra deragliamenti di treni e metro, scale mobili fuori uso nelle tre stazioni metropolitane, ritardi e soppressioni è meglio andare a piedi. I primi giorni del mese di Aprile 2019 rimarranno alla storia per i cronici disservizi del trasporto pubblico (treni e metro) che si sono acuiti in maniera esponenziale, talché non è più possibile continuare con questo inarrestabile andamento negativo con gravi ripercussioni sui i tempi di accesso al lavoro dei pendolari e disagi di ogni genere a tutti gli utenti del servizio. La parola disservizio, per quello che riguarda il trasporto Regionale del Lazio è solo un eufemismo. Si tratta invece di un vero e proprio sfascio non c’è giorno che nell’ambito del trasporto Regionale Laziale non avvengano situazioni incresciose con cause ed effetti sommamente deleteri. I Pendolari del Lazio chiedono che si apra un’inchiesta su una gestione così carente del servizio pubblico urge un drastico intervento e un drastico cambiamento di rotta per evitare che lo stato di fibrillazione dei pendolari del Lazio sfoci in manifestazioni di violenza. Ormai prendere i mezzi pubblici significa imbarcarsi in un’avventura senza fine: l’altro giorno un deragliamento di un treno merci tra Zagarolo e Colle Mattia, l’atro ieri un guasto tecnico nella stazione di Zagarolo, oggi un deragliamento della metro che ha causato la chiusura nell’orario di punta della stazione Anagnina, (uno dei capolinea della A e snodo fondamentale di collegamento della periferia est della Capitale), questo significa ritardi e soppressioni di corse, passeggeri costretti ad aspettare il treno successivo o addirittura a rinunciare al viaggio il tutto con grave danno per l’utenza pagante. Le conseguenze di questa situazione paradossale gravano pesantemente sulle spalle delle migliaia e migliaia di lavoratori e studenti che quotidianamente si servono dei treni e delle metropolitane per raggiungere il posto di lavoro e di studio per ritornare al luogo di residenza. Pertanto è meglio andare a piedi.”
