(di Anna Ammanniti) Gli Ernici erano guerrieri con il piede sinistro scalzo, popolo coraggioso e battagliero, il loro nome è quello della rupe, della roccia. Gli Ernici infatti erano conosciuti come il popolo dei sassi (“Hernici dicti a saxis quae Marsi herna dicunt“) e come la roccia erano i suoi soldati.
Con una pelle di lupo come copricapo, il piede sinistro scalzo, il destro coperto da un calzare di cuoio grezzo che serviva per scagliare meglio le pietre contro il nemico, in battaglia: lui era il guerriero ernico. Arciere e tiratore infallibile, con fama di essere bellicoso, di essere rude e forte. Gli Ernici, erano venuti dal freddo del nord, alcuni di loro facevano parte della Lega Ernica (Aletrium, Anagnia, Ferentinum, Verulae) e secondo la leggenda avevano i loro guerrieri a guardia delle mura grezze e possenti che circondavano le città. Le mura erano state costruite dal Dio Saturno in persona, erano inviolabili e così sarebbero rimaste per sempre, nessuno avrebbe mai potuto scalfirle perché protette dalla volontà degli dei. Gli Ernici sarebbero stati a guardia delle mura per le generazioni a venire.
Tra le molte popolazioni dell’Italia centrale preromana, gli Ernici vengono riconosciuti, fin dall’antichità, come gruppo stanziatosi fin da epoca molto antica, tra l’alta Valle del Sacco e la Valle del Liri, a confine con i Volsci a sud, con gli Equi e i Marsi a nord. Erano vicini alle città Lanuvium, Albalonga e Roma. Secondo alcuni storici giunsero dall’Asia Minore, era un popolo con una cultura guerriera dell’età del bronzo (4000 – 2000 a.C.), chiamati Kurgan, dal nome delle sepolture a tumulo in cui venivano seppelliti i principi insieme a mogli, concubine, schiavi, usanza diffusa in molte civiltà orientali. Altri storici sostengono che gli Ernici appartenevano al ceppo Osco-Sabellico come i Sabini i Marsi ed altri popoli italici. Un indizio significativo sull’origine di questo popolo è stato individuato nel forte legame tra il nome dell’etnico ed i saxa-herna, le rocce delle montagne situate sul limite orientale del distretto ernico. Il popolo ernico secondo altri studiosi prese il nome da Osco Ernico un condottiero che si stabilì sui nostri monti. Non abbiamo certezza delle origini di questo popolo, che restano avvolte ancora nel mistero e anche della loro lingua conosciamo solo due parole: ‘buttuti‘ e ‘samentum‘. I buttuti erano cantilene femminili usate durante i riti religiosi, il samentum era un brano di pelle di un animale sacrificale indossata dal sacerdote.
Ernici.inddIl loro centro di maggiore importanza era Anagnia, il cui nome deriva dal greco Anan´s, Re. Nell’età del Ferro sui Monti Lepini si andava ultimando lo stanziamento delle popolazioni provenienti dal nord, gente forte e bellicosa: questi erano gli Ernici. La città di Anagnia era il perno della Lega Ernica, oltre ad esserne la capitale. Situata su una collina tra i monti Ernici e la Valle del Sacco era tra le cinque città saturnie con Alatri, Arpino, Atina e Aquino. All’epoca dei re di Roma, gli Ernici si allearono con i Romani e nel 672 a. C il condottiero anagnino Levio Cispio, comandante supremo dell’esercito ernico, difese Roma dall’attacco degli Albani e i Romani in segno di riconoscenza chiamarono il colle che aveva difeso come Colle Cispio. A metà del VI secolo a.C. Aletrium, Anagnia, Ferentinum, Verulae strinsero un’alleanza, la Lega Ernica per difendersi dai nemici invasori (Volsci e Sanniti). Benché divisa i vari centri, la popolazione era riunita in un sistema federale che teneva i propri concilia nell’area che Dionigi di Alicarnasso e Livio definirono Circus Maritimus, di cui abbiamo alcune tracce nei pressi della località di Osteria della Fontana ad Anagni. Nel 497 a.C. il territorio romano venne più volte invaso e devastato dagli Ernici. Durante un incontro del concilio federale nel Circus Maritimus nel quale si doveva decidere se dichiarare o meno guerra ai Romani, la Lega Ernica si trovò divisa e solo le città di Ferentino, Veroli ed Alatri non furono favorevoli. Questa situazione indebolì notevolmente la Lega che fu definitivamente sconfitta dai Romani nel 306 a.C. In seguito a questo episodio i Romani decretarono che le tre città di, Aletrium, Ferentinum, Verulae avrebbero mantenuto leggi proprie ed una certa autonomia nell’amministrazione, mentre Anagnia che aveva appoggiato la guerra fu ridotta prima in una praefectura e poi trasformata in municipio sine suffragio (senza voto) con limitazioni molto pesanti nell’amministrazione della res publica. La sconfitta diluì il ricordo di un popolo fiero e battagliero. Battuti sul campo gli Ernici si ritirarono sui loro monti in modo pacifico. Il 306 a.C., determinò lo scioglimento della confederazione ernica.
I monumenti ernici che hanno resistito nel corso del tempo sono molto pochi e fino a pochi decenni fa erano limitati alle acropoli delle maggiori città: Anagni, Alatri, Ferentino e Veroli. Costruite con pietra locale, arenaria per Anagni e calcare per le altre, queste strutture fortificano le zone più alte dei centri storici. Sono state rinvenute tracce di luoghi di culto in territorio anagnino, nelle località di Santa Cecilia e di Osteria della Fontana. La località di Osteria della Fontana è nota per aver restituito nel corso degli anni una serie di industrie litiche riferibili alla fase finale del Paleolitico superiore. Il sito è noto soprattutto per i recenti scavi condotti dalla Soprintendenza che hanno confermato l’ipotesi di individuare in questa zona il Compitum Anagninum ed il relativo santuario di Diana. Livio, nella descrizione degli avvenimenti del 211 a.C., accenna anche ad un circus quem maritimum vocant in cui, in tempi più antichi, la confederazione ernica si riuniva per prendere le decisioni comuni. Il nome di Circus Maritimum, secondo una delle ipotesi, sembra derivare dalla dea Mares, una divinità indigena assimilata o legata a Diana. In questo sito sono stati ritrovate piccole fibule, vasetti miniaturistici, figurine umane in lamina di bronzo, ossi lavorati, tegole, coppi, ceramica a vernice nera, argilla depurata e di impasto, parti di panneggi di statue in terracotta e una testa votiva fittile databile al IV sec. a.C. ed altri reperti databili al III/II secolo a.C.
Per concludere un po’ di leggenda: “Gli Ernici, i nostri progenitori discendevano da Saturno, il dio cacciato dall’Olimpo che arrivato in Italia si fermò nel Lazio, difatti la parola Lazio significa rifugio. Qui Saturno fu accolto dal re Giano e il dio per ricompensa gli diede il potere dell’esperienza e della predizione. Saturno insegnò ai popoli del Lazio l’arte dell’agricoltura, l’uso del fuoco, la lavorazione dei metalli e insegnò loro a costruire città cinte da mura ciclopiche. Secondo la leggenda quindi le città Erniche furono costruite dal Dio errante, furono cinque e tutte e cinque iniziano con la lettera “A”: Anagni, Alatri, Aquino, Atina e Arpino. Gli abitanti delle cinque città, a loro volta, ne fondarono altre come Felcia (Fiuggi), Guarcino, Veroli, Ferentino, Fumone, Piglio, Bauco (l’odierna Boville), Trevi.”
Anna Ammanniti