(di Anna Ammanniti) La terza puntata dell’inchiesta coinvolge la Federazione Italiana Giuoco Calcio attraverso un suo rappresentante Maurizio Margutta.

In Italia scarseggiano i grandi campioni, quelli che nel passato facevano la differenza
(Baggio, Del Piero, Totti) da cosa dipende? Se tra le cause influisce questa corsa smaniosa delle famiglie intestardite nel voler a tutti i costi far arrivare i figli in alto e società acciecate che ingrassano il portafogli facendo diventare l
e scuole calcio un business? Le pressioni delle famiglie, gli allenatori che fanno giocare il piccolo raccomandato magari a discapito di chi ha reali qualità, questo fatto può danneggiare e offuscare magari il vero talento? Un suggerimento da dare alle società per ovviare il problema e un consiglio per i genitori troppo ‘presenti’ nelle decisioni del mister. La Federazione come può aggiustare il tiro in determinate situazioni e se ha in programma delle novità a tal proposito.
La Federazione Italiana Giuoco Calcio esprime il proprio punto di vista, attraverso Maurizio Margutta, Coordinatore Regionale attività di base Lazio.
“Attualmente non ci sono calciatori della caratura dei tre citati, ci sono dei giovani che in prospettiva potrebbero
diventare anche fuoriclasse, sperando che ciò accada per il bene del nostro calcio! In questo le società non devono commettere errori, fortunatamente gli staff professionistici da alcuni anni hanno intrapreso un percorso internazionale, che in altre nazioni ha portato una crescita in campo mondiale!
Io considero gli staff italiani secondi a nessuno,
se il percorso venisse avviato nei nostri settori di BASE, che inizia nelle società dilettantistiche per poi affidare i ragazzi promettenti alle società professionistiche!
In Italia nel 2015 nascono i CFT (Centro Fedeale Territoriale) nazionali,
l’intento è di supportare e indicare alle società affiliate FIGC un percorso tecnico e didattico a misura di ragazzo avviato allo sport Calcio per formare un giocatore pensante, non dare risalto solo al risultato, ma fortificare l’atleta in tutte le sue parti!
Un calcio a misura di ragazzo! In tutto il mondo eccetto due paesi europei, questo avviene!
Noi in Italia pensiamo alla finalizzazione partita Vittoria! Si trascurano gli aspetti allenanti nella maniera giusta per l’età dei ragazzi che vengono affidati a tecnici anche privi di qualifiche specifiche.
Nonostante il settore tecnico attraverso la formazione, con corsi aggiornamenti stage, viene contrastato da persone che gestiscono le società con proprie idee e percorsi tecnici non giusti per la formazione del giovane calciatore!
La Figc sta facendo un controllo su quelli privi di qualifiche, non si può lavorare su questa attività pensando di sapere e conoscere, solo su proprie esperienze e trascorsi dilettantistici. Poi esiste sempre più pressante il discorso genitoriale, che cerca di diventare
il procuratore del figlio! In tante situazioni ragazzi pagano l’esuberanza dei genitori, in questo modo si fa il male del ragazzo!
Non deve diventare per le società un alibi il discorso genitore! Si deve lavorare in onestà e rispetto e con il massimo della professionalità! È giusto che il genitore sia informato dell’attività che viene svolta, ma deve rimanere il rispetto dei ruoli!
I tecnici sono dei punti di riferimento per i ragazzi e non vanno ingannati, fino ai 12 anni la Figc impone che tutti devono giocare, ciò significa essere onesti, i genitori non vanno illusi e non vanno fatte false promesse! Tanto se i figli hanno delle capacità sicuramente i ragazzi proseguiranno senza aiuti!

Il genitore che pressa il tecnico e la società per far bruciare le tappe al proprio figlio, gli sta facendo del male, il consiglio è di scegliere società dove ci sono tecnici qualificati, che gli obiettivi societari siano chiari e onesti, non ci siano promesse impossibili da mantenere e infine seguire le linee guida della Figc che hanno lo scopo di essere un punto di riferimento per tutti.”
Anna Ammanniti